Il sapere disceso dal cielo

di Cristoforo Barbato - www.secretum-omega.com
(Terza Parte - 1)
In precedenza, per quanto concerne la figura degli angeli, è stato evidenziato come in passato autorevoli personaggi del mondo cattolico, quali lo scrittore Daniel Rops, abbiano formulato il quesito sull'eventualità che i dischi volanti potessero essere riconducibili alle entità angeliche di biblica memoria.
Lo stesso Rops, come abbiamo visto, proprio in merito a tale ipotesi, rivela come un suo amico gesuita non ritenesse proibito credere che i visitatori dei dischi volanti potessero essere angeli o esseri "preadamitici" a noi sopravanzati di qualche migliaio d'anni. Una teoria questa avanzata anche da esponenti di quella disciplina nata negli anni '60, parallelamente all'Ufologia, che è la paleoastronautica.
Paleoastronautica che divenne ben presto nota grazie all'apporto di studiosi stranieri e italiani tra cui Gianni Settimo e Peter Kolosimo, lo svizzero Erich von Daniken e l'inglese Raymond Drake, il russo-americano Zecharia Sitchin e tanti altri.
Tale disciplina contempla la possibilità che intelligenze extraterrestri abbiano, sin dall'antichità, interagito nel bene e nel male con l'umanità nel corso della sua evoluzione.
La paleoastronautica ha offerto, in un certo qual modo, singolari prospettive storiche, antropologiche, archeologiche e mitico-religiose, non ultima la possibilità in un remotissimo passato di un'unione biologica fra l'Homo Sapiens e arcani esseri celesti successivamente divinizzati.
La stessa Bibbia assumerebbe un nuovo aspetto divenendo una sorta di compendio di avvenimenti che lascerebbero scorgere un universo più vasto di quello a noi noto; come se si fosse intravista una verità superiore non ancora scoperta nella sua reale fisionomia.
In tal senso va a inserirsi il lavoro d'indagine svolto da Raymond Drake (scomparso nel 1989) nei suoi volumi e in particolar modo nel libro "Gods and Spacemen in Ancient Israel" pubblicato in Italia, col titolo "La Bibbia e gli extraterrestri", nel 1976 dall'Armenia Editore.
L'inglese ha condotto per diversi anni minuziose ricerche operando su manoscritti medioevali così come sulla Bibbia, alla base del testo appena citato, consultata nelle tre versioni principali: cattolica, protestante e concordata.
«La parola "Angelo" - scrive Drake - deriva dal greco "Angelos" che significa "Messaggero", un essere situato tra Dio e l'uomo; "Demonio" dal greco "Daemon", "Divinità inferiore" o "Spirito servitore". Gli angeli furono creati in stato di "grazia" ma non di perfezione, molti si ribellarono e caddero sulla Terra dove si unirono alle "Figlie degli Uomini". [...] È stranamente significativo che sebbene possa essere avanzata la teoria della logica inconfutabile di spaziali che vengono sulla Terra da pianeti del nostro stesso universo materiale, oggi gli indagatori seri tendono a credere che siano un'emanazione dai Regni Interiori di cui hanno tanto parlato i veggenti di ogni religione. La scienza e la religione oggi si fondono in una nuova, eccitante Sapienza Cosmica infinitamente antica. L'immenso cosmo, rilucente di innumerevoli galassie popolate da esseri saggi e insani come noi, trascende ogni comprensione eppure il suo splendente fascino rispecchia solo la superficie visibile dell'universo e nasconde i segreti dello spazio profondo proprio come il mare azzurro cela le oscurità abissali. Platone paragonava gli uomini a dei prigionieri incatenati in una caverna che vedono delle ombre proiettate sulla parete a loro di fronte dalla luce di un fuoco, essendo immobilizzati nella stessa posizione presumono che quelle ombre di cose siano l'unica realtà; oggi i fenomeni paranormali, gli Oggetti Volanti non identificati e gli extraterrestri ci fanno percepire debolmente regni al di là dei nostri sogni, abitati da esseri a noi similari. [...] Il Vecchio e il Nuovo Testamento, il Talmud, il Corano, lo Zend Avesta, i testi Tantrici e Sciamanistici, patrimonio di tutto il mondo, rendono omaggio a esseri fantastici benigni o maligni che appaiono all'improvviso agli uomini aiutando gli eletti ad accelerare il futuro d'una nazione; questi antichi racconti sono tanto sorprendenti che ci scopriamo a collegarli ai dischi volanti attuali, mentre gli esperti che vagliano gli ultimi avvistamenti sono inevitabilmente affascinati dalla più antica sapienza del passato che svela la misteriosa e magica influenza sull'umanità di regni reali anche se invisibili. I Padri della Chiesa disquisivano dell'esistenza degli angeli con timore religioso ma intuivano con maggior perspicacia degli attuali scienziati una presenza extraterrena. Spogliandole della mistica reverenza, le dottrine cristiane degli albori della Chiesa riprendevano le credenze pagane dei popoli antichi, anticipando le conclusioni dei moderni studiosi di UFO e riconoscendo che paralleli alla Terra esistono regni invisibili e pur tuttavia reali, abitati da esseri fatti d'una sostanza più sublime della nostra che talvolta si materializzano tra di noi. Citazioni dai santi somigliano stranamente alle descrizioni di quei "Contatti" con gli spaziali che oggi ci turbano. Dionigi (N.d.R. "De coelesti hierarchia", cap. XIV) (1) asseriva: "Ci sono molte legioni sacre di intelligenze celesti che sorpassano le possibilità del debole e limitato computo dei nostri numeri...", egli indicava gli angeli come menti o intelletti, gli angeli superiori avevano più sapienza universale degli inferiori. Isidoro (N.d.R. "De Summo Bono") (2) scrisse: "Gli angeli hanno appreso molte cose dall'esperienza". Damascio dichiarò (N.d.R. Tradotto erroneamente, in realtà si tratta di Damasceno "De Fide Orthodoxa") (3): "Un angelo è una sostanza intellettuale sempre in movimento". Gregorio (N.d.R. S.Gregorio Magno nell'Omelia 34 sui Vangeli) disse: "Il Capo degli angeli, colui che peccò, essendo stato messo a capo delle schiere degli angeli, li sorpassava tutti in splendore ed era confronto a loro il più illustre"... Quella indiscussa Autorità, Sant'Agostino, asserì: "Sono chiamati demoni gli animali dell'atmosfera perché la loro natura è dello stesso genere di quella dei corpi aerei", egli credeva che "gli angeli apparirono ad Abramo in corpi assunti" (Sant'Agostino - Genesi) e riecheggiò i poeti greci e romani ponendo l'accento con stile sul fatto che: "Molte persone affermano di aver potuto sperimentare o di aver sentito in tal modo da essere come se l'avessero sperimentato, che i satiri e i fauni, i quali la gente comune chiama incubi, si siano sovente presentati innanzi alle donne e le hanno tentate e abbiano avuto rapporti con esse. Indi è follia negarlo" (N.d.R. "De Civitate Dei - Libro XV - I figli di Dio e le donne belle").
I contatti odierni confermano che gli spaziali controllano e influenzano realmente le menti dei terrestri in cui s'imbattono, ripetendo quello che sant'Agostino disse quattordici secoli fa. "A volte i diavoli con la più grande facilità apprendono le intenzioni dell'uomo, non solo quando le esprimono con le parole ma anche quando le concepiscono col pensiero, da certi mutamenti del corpo" (N.d.R. "Le Ritrattazioni Libro secondo - XXX - LVII - La divinazione dei demoni"). "Dai tempi più antichi - asserisce lo studioso inglese - si è accumulata una vasta letteratura esoterica tale da confondere la scienza moderna che ha solo pochi secoli di vita. Le rivelazioni di individui prescelti durante le ere parlano di fenomeni al di là delle normali esperienze; questi sensitivi ci presentano comunicazioni "spirituali, scritture automatiche, psicocinesi, teletrasporto, illuminazioni, apparizioni di angeli e diavoli, manifestazioni sostenute dagli odierni studiosi di UFO. Il concetto biblico di angeli è condensato nel Talmud (N.d.A. Abraham Cohen, "Everyman's Talmud" - lM. Dent & Sons, London), completato nel VI secolo dopo Cristo, che riporta le riflessioni di mille anni del popolo ebreo ed è l'attuale guida morale degli ebrei in tutto il mondo. Gli antichi ebrei concepivano l'universo come popolato da due specie di angeli: gli Elyonim (quelli di sopra), gli angeli; e i Tachtonim (quelli di sotto), la razza umana. Una concezione simile in modo significativo alla moderna ipotesi degli Eterei a livelli inaccessibili. La Bibbia evoca visioni di una Corte celestiale con Dio come re circondato da ministri e angeli, Servitori della Massima Altezza, un credo condiviso dai più antichi popoli del mondo che lo rappresentavano in Indra e i suoi Maruts, Zeus e gli Dei, Odino e gli Eroi del Valhalla. La maggior parte dei cristiani immagina gli angeli come esseri di puro spirito incorporei, sebbene la Bibbia non sostenga una tale credenza. Gli "Angeli Caduti" si unirono alle "Figlie degli Uomini" che diedero loro i "Giganti", uomini di gran fama (Genesi 6,4); Abramo accolse con onore il "Signore" e i due angeli (Genesi 22,25), diede loro acqua e cibo; Lot preparò da mangiare per due angeli, che sembravano tanto affascinanti che la gente di Sodoma gridò: "Mandali fuori, perché li vogliamo conoscere" (N.d.A. "conoscere" nella Bibbia è usato per "avere rapporti sessuali" - Genesi 19,5); gli angeli con sorprendente ferocia li accecarono e distrussero la città. Giacobbe lottò per gran parte della notte con un angelo (Genesi 32,25), tanto forte da slogargli una coscia. La Genesi non parla mai di angeli dotati di ali; il fregio sul tempio di Salomone era ornato da Cherubini alati (Libro Primo dei Re 6,27), come pure le sculture di Babilonia e gli affreschi del vecchio Messico. Noi mettiamo le "alette" sulle divise dei piloti d'aerei. Che gli antichi abbiano raffigurato gli angeli con le ali per mostrare che erano degli spaziali?»
APPARIZIONI E VISIONI ANGELICHE
Lo studioso inglese, infine, non manca di riportare alcuni casi emblematici di manifestazioni di "entità celesti" avvenute in alcune delle principali apparizioni mariane degli ultimi due secoli:
«Le vite dei santi - scrive Drake - riportano innumerevoli visioni di apparizioni fantastiche che d'un tratto si manifestano a uomini e donne e con la loro sublime ispirazione mutano le loro vite, spesso tali esperienze sono sogni oggettivati, probabilmente una forma mentale materializzata di qualcuno che soffre di tensione emotiva; alle volte lo spirito è visto da più persone suggerendo che abbia una reale esistenza e che venga teletrasportato da un regno in altra parte. Le leggende, il folklore e la nostra letteratura UFO hanno come punto comune queste misteriose apparizioni che influenzano la gente in bene o in male, attraverso i secoli si sono avuti molti casi di guarigioni divine, di sofferenze diaboliche, di profezie occulte e di ispirazioni celesti; tali fenomeni, l'autentica sostanza della nostra Bibbia, si sono sempre verificati e si verificano in questi giorni. Il mondo è a conoscenza della "Visione" di Bernadette, la fanciulla dodicenne che l'11 febbraio 1858 all'improvviso scorse una bella "Signora" a Lourdes. Una sorgente sgorgò più tardi nel luogo dove stava la Signora, da allora i malati di tutta l'Europa hanno fatto pellegrinaggi a Lourdes e hanno bevuto l'acqua santa, alcuni sono stati miracolosamente guariti. A Fatima, nel Portogallo, il 13 maggio 1917 (N.d.A. Paul Thomas "Flying Saucers") due bambine e un ragazzo raccontarono la comparsa di una "Signora di Luce": questa si manifestò il 13 luglio a una folla di pellegrini nella vicina Cova da Iria speranzosi in un miracolo. Verso mezzogiorno un immenso disco argentato simile a una stella pendeva sulla folla immobile, poi qualcosa simile a una palla di fuoco dai riflessi verdi, blu e cremisi precipitò a zig-zag, sfiorò il terreno e risalì in cielo (N.d.R. in merito vedere "Intervento Extraterrestre a Fatima" secretum-omega.com) La signora aveva parlato ai bambini e aveva fatto alcune profezie che furono in seguito trascritte e inviate in Vaticano; si dice che due si siano adempiute, l'ultima più importante non è stata rivelata (N.d.R. Il testo di Drake fu pubblicato nel 1976). [...] Il 18 giugno 1961 quattro bambine che stavano giocando poco lontano dal villaggio di Garabandal, in Spagna, ricevettero la prima di parecchie visite; dapprima si trattava di un "ragazzo", più tardi di una "signora", accompagnati in alcuni casi da due angeli (N.d.A. John Keel "Cavallo di Troia", Edizioni MEB).
Si dice che le bambine di Garabandal abbiano provato più di mille visioni, molte delle quali sono state fotografate. La loro testimonianza fu vagliata con molta cura da funzionari della Chiesa cattolica e da psichiatri; anche i teologi più prudenti concordarono nel dire che sono soprattutto i bambini a essere scelti per fini divini [...] Si dice che negli ultimi decenni svariati alieni siano atterrati sulla Terra. Questi ultraterrestri appaiono come giovani di bell'aspetto, splendide fanciulle, umanoidi, giganti mostruosi, nani, spesso come robot dotati di armi paralizzanti come gli antichi Dei; alcuni scendono da navi spaziali, altri si materializzano, molti mostrano buone intenzioni, pochi sono ostili. Sono tanto numerose le apparizioni che gli studiosi oggi tendono a concordare con gli Antichi che noi dividiamo la Terra con una razza non-umana. Forse dovremmo riecheggiare con umiltà San Paolo: "Non trascurate l'ospitalità, poiché alcuni esercitandola, senza saperlo, ospitarono degli angeli" (N.d.A. "Lettera agli Ebrei" 13,2).»
Quanto esposto potrebbe apparire come l'audace concezione di ipotesi indimostrabili ma che in realtà hanno solo la caratteristica di essere "rivoluzionarie", essendo del tutto diverse rispetto a quelle comunemente tramandate dalle autorità religiose.
Del resto sulle stesse posizioni di Drake già in passato si sono allineati diversi studiosi tra cui il britannico Brinsley Le Poer Trench (scomparso nel 1995) Conte di Clancarty membro della Camera dei Lord e presidente della "House of Lords UFO Study Group", la commissione parlamentare permanente per lo studio degli UFO che venne costituita nel 1979 nel Regno Unito.
Lord Clancarty oltre a essere un attento studioso del fenomeno UFO fu anche socio onorario della "Ancient Astronaut Society" dedicando una serie di studi legati alle tematiche della paleoastronautica. Tra i testi scritti dall'autore inglese il libro "Gli abitatori del cielo" (edito dalle Mediterranee) affronta proprio la questione della presenza aliena negli antichi testi sacri.
Così come Drake, proprio in merito all'incontro di Abramo con gli angeli descritto nella Genesi, Lord Clancarty scrive:
«Ma vi è un episodio nella vita di Abramo che ha un 'importanza particolare nella nostra storia. Chi erano i tre uomini di cui parla la Genesi al capitolo 18, i tre uomini che fecero visita ad Abramo, parlarono, mangiarono, si lavarono e bevvero insieme a lui? Da dove venivano e in che modo erano venuti? "E il Signore gli apparve nelle pianure di Mam-re, ed egli sedeva sulla soglia della tenda nel caldo del giorno, e alzò gli occhi e guardò ed ecco, accanto a lui stavano tre uomini; e quando egli li vide corse loro incontro sulla soglia della tenda, e s'inchinò fino a terra. E disse: Mio Signore, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, non allontanarti, ti prego, dal tuo servo" (Genesi 18,1-3). Esaminiamo attentamente questi tre versetti. Affermano con molta chiarezza che apparvero tre uomini, uno dei quali era il capo, il Signore. È un particolare molto interessante: non il Signore soltanto, bensì tre uomini. Abramo continuò a rivolgersi al visitatore più importante: "Permetti, ti prego, che venga portata dell'acqua, e lavatevi i piedi, e riposatevi sotto l'albero. E io prenderò un po' di pane, per confortare i vostri cuori; poi andrete oltre; perché sei venuto al tuo servo. Ed essi dissero: Sia fatto come tu dici" (Genesi 18,4-5). Abramo ha offerto ai suoi venerati ospiti di rinfrescarsi, e quelli hanno accettato il suo invito. "Ed egli prese burro e latte, e il vitello che aveva preparato, e li pose davanti a loro; e stette in piedi accanto a loro sotto l'albero ed essi mangiarono" (Genesi 18,8). In questo versetto abbiamo la prova definitiva che questi visitatori celesti, uno dei quali viene chiamato "Signore" da Abramo, presero tutti del cibo. È un fatto di importanza estrema. Infatti significa che questi esseri possono assumere forma umana, e che non erano affatto una visione angelica. Nel momento in cui si recarono a far visita ad Abramo, rivestivano corpi concreti e potevano mangiare cibo umano. Secondo la mia ipotesi, questi visitatori celesti, Signori e Angeli, non sono altro che quelli che noi chiamiamo "visitatori spaziali" e che oggi vengono sul nostro pianeta.»
Sempre in merito agli Angeli di Abramo lo scrittore inglese menziona poi il passaggio biblico inerente la distruzione di Sodoma:
«E vennero a Sodoma, la sera, due Angeli; e Lot sedeva alle porte di Sodoma; e vedendoli Lot si alzò per accoglierli, e si inchinò con il volto a terra. Ed egli disse: Miei signori, vi prego, entrate nella casa del vostro servo, e trattenetevi per tutta la notte, e lavatevi i piedi, e domattina vi leverete di buon'ora e proseguirete il vostro cammino. Ed essi risposero: No; ma rimarremo per la strada tutta la notte" (Genesi 19,1-2).»
Secondo lo studioso inglese si tratta, evidentemente, dei due uomini che erano insieme al "Signore" in Genesi 18, e che visitarono Abramo e poi si diressero verso Sodoma.
«Nel primo versetto - scrive Clancarty - di questo capitolo (Genesi 19), vengono chiamati esplicitamente "Angeli", anche Lot li tratta con il massimo rispetto. Anzi, notate che li chiama "Miei Signori". E li invita ad accettare la sua ospitalità. "Ed egli li supplicò grandemente, ed essi entrarono nella sua casa; ed egli preparò loro un festino, e cucinò pane azzimo, ed essi mangiarono" (Genesi 19,3) . Questi "Angeli" - messaggeri degli Elohim - mangiano di nuovo. È un altro esempio tratto dalla Bibbia, che dimostra come i visitatori spaziali siano venuti di tanto in tanto tra noi; e, quando sono venuti, questi Angeli hanno seguito le abitudini tradizionali della vita quotidiana del pianeta: mangiare, bere, lavarsi e dormire. Insomma, non sono affatto apparsi come "spiriti" o "visioni"; sono venuti tra noi come esseri eccezionalmente evoluti che rivestivano corpi chimici simili a quelli degli uomini terrestri".»
Tra le citazioni bibliche Le Poer Trench non manca di sottolineare alcuni passi inerenti la vita di Mosè:
«Si ritiene - scrive l'inglese - che egli abbia scritto il Pentateuco, cioè i primi cinque libri del Vecchio Testamento. Si dice che Mosè li abbia scritti tutti e cinque, il che è evidentemente un assurdo. Se tutti e cinque vennero scritti da lui, egli sarebbe stato il primo uomo, su questo pianeta, a descrivere la propria morte e i propri funerali (cfr. Deuteronomio 34) . In Esodo 3, si narra che Mosè custodiva il gregge del suo suocero Jethro, e che lo portava a pascolare sul monte Horeb. Fu là che egli ebbe il primo grande contatto con il Popolo del Cielo, al quale ne sarebbero seguiti molti altri. "E l'Angelo del Signore gli apparve in una vampa di fuoco, in mezzo a un roveto; ed egli guardò, ed ecco, il roveto ardeva nel fuoco, eppure non si consumava. E Mosè disse: Ora mi volgerò per vedere questo spettacolo grandioso, perché mai il roveto non brucia. E quando il Signore vide che egli si volgeva per guardare, Dio lo chiamò dal roveto e disse: Mosè, Mosè! Egli disse: Eccomi. Ed egli disse: Non ti avvicinare: togliti dai piedi i calzari, perché il luogo su cui ti trovi è terra sacra" (Esodo 3,2-5).»
Tra l'altro lo studioso britannico non manca di citare un altro emblematico passaggio biblico sempre tratto dall'Esodo nel quale il Signore ordina a Mosè di condurre gli israeliti oppressi fuori dall'Egitto attraverso il deserto fino al Mar Rosso:
«E il Signore li precedeva, di giorno in "una colonna di nuvole", per mostrare loro la strada; e di notte in "una colonna di fuoco", per dar loro luce; affinché procedessero di giorno e di notte. Ed egli non sottrasse mai alla vista del popolo la colonna di fuoco durante la notte (Esodo 3,21-22).»
Come giustamente sottolinea l'autore: che cos'era quella colonna, di nuvole durante il giorno, di fuoco la notte, che guidava e proteggeva gli israeliti?
«In questo periodo - scrive Clancarty - della storia biblica, gli israeliti erano un popolo nomade. Non vivevano in un'età della meccanica e dei reattori, come i popoli del mondo moderno. In quale altro modo avrebbero potuto descrivere le grandi astronavi, se non facendo ricorso alla comune terminologia del loro linguaggio quotidiano, e parlando di colonne o nuvole, nuvola densissima, colonna di fuoco, carro di fuoco e turbine di vento?»
I VIGILANTI E GLI "ANGELI CADUTI"
Sempre in merito ai cosiddetti "angeli caduti", così come ai "Figli di Dio", un ulteriore contributo chiarificatore è stato fornito dal giornalista Inglese Andrew Collins autore del pregevole saggio "Gli ultimi Dei - Alla ricerca dell'eredità negata degli angeli", pubblicato in Italia nel 1997 dalla Sperling & Kupfer.
Il testo, da cui ho doverosamente estrapolato diversi passaggi utili alla comprensione di quanto finora scritto, risulta ricco di sconvolgenti rivelazioni che lasciano emergere una tremenda verità occultata nel corso dei secoli dalle stesse istituzioni religiose.
Secondo Collins gli angeli non sarebbero entità incorporee ma esseri in carne e ossa, noti come Vigilanti, vissuti sulla Terra in un lontano passato e mescolatisi al genere umano.
«I teologi - afferma Collins - sono tutti più o meno concordi sul fatto che le storie di angeli caduti che convivono con donne mortali - come quelle che compaiono nel Libro di Enoc, nell'Apocrifo della Genesi e in testi analoghi - non sono altro che fantasiosi ampliamenti di tre versetti che si trovano nel capitolo 6 della Genesi, inseriti tra una genealogia dei patriarchi vissuti prima del Diluvio e una breve narrazione dell'Arca di Noè e dell'annuncio del Diluvio. Le prime righe in questione, che costituiscono i versetti 1 -2 del capitolo 6, sono scolpite nella mia mente: "Gli uomini incominciarono a moltiplicarsi sulla terra. Nacquero loro delle figlie. I Figli di Dio videro che le Figlie degli Uomini erano belle e si scelsero quelle che vollero". Con "Figli di Dio" il testo si riferisce ad angeli del cielo, anche se l'originale ebraico parla di bene ha-elohim, che andrebbe tradotto come "Figli degli dei", formula che offre una prospettiva molto più inquietante. Nel versetto 3 il Signore annuncia inaspettatamente che il suo alito vitale non rimarrà negli uomini per sempre e che, poiché il genere umano è fatto di fragile carne, la vita dell'uomo non potrà più superare i "centoventi anni". Nel versetto 4, però, il tono torna bruscamente all'argomento originale del capitolo: "Quando i Figli di Dio si unirono alle Figlie degli Uomini ed esse partorirono figli, sulla terra vi erano dei Nefilim (dei giganti). E ci furono anche dopo. Sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi" [...] Ciò che i testi affermano, dicono i teologi, è che se un male e una corruzione di tale portata si verificano sulla terra, solo i più puri di cuore e di spirito - individui esemplificati da Noè e dalla sua famiglia - vengono risparmiati dall'ira di Dio. Si tratterebbe dunque di un insegnamento puramente allegorico teso a trasmettere al lettore l'idea che inevitabili sono le conseguenze della malvagità.»
Come evidenziato anche dallo studioso inglese, secondo i teologi, tali riferimenti ai "Figli di Dio" che si unirono alle Figlie degli Uomini proverebbero che può essere contaminato anche chi si trova vicino alla purezza Dio.
Tra l'altro tra gli insegnanti di religione vi era l'opinione che l'illecita unione tra angeli e uomini, contraria al disegno divino, generasse inevitabilmente una prole mostruosa. Proprio questo concetto ispiratore avrebbe generato, secondo i Padri della Chiesa, la nascita di testi apocrifi e pseudepigrafi inerenti la caduta degli angeli e la corruzione degli uomini prima del Diluvio.
E gli aderenti alle fedi ebraica e cristiana come interpretavano tali miti?
«Molti commentatori - riporta Collins - saranno stati incapaci di spiegare esattamente che rapporto c'era tra simili storie e il mondo fisico nel quale viviamo, mentre altri ebrei o cristiani più integralisti avranno considerato il male e la corruzione come le azioni dei discendenti diretti di quei primi angeli caduti, corruttori e delle donne. L'idea può sembrare stravagante, ma ancora oggi esiste negli Stati Uniti un'organizzazione, i Figli di Iared, che prende il nome dal patriarca padre di Enoc. Nel loro manifesto, i figli di Iared combattono una "guerra senza quartiere contro i discendenti dei Vigilanti" che, a loro avviso, "in qualità di faraoni, re e dittatori hanno nel corso di tutta la storia dominato l'umanità". The Jaredite Advocate, la voce del gruppo, cita copiosamente dal Libro di Enoc e vede i Vigilanti come "una sorta di supermalavita, una mafia celeste che governa il mondo". Alcuni accademici, dall'altro canto, pur non disposti a riconoscere alcuna base fattuale all'idea degli angeli caduti e della loro prole mostruosa, sarebbero pronti ad ammettere che gli autori originali della Genesi (tradizionalmente attribuita a Mosè) basarono il loro materiale su leggende popolari preesistenti, probabilmente di provenienza mesopotamica. Lo storico S.H. Hooke (N.d.R. nel volume "Middle Eastern Mythology", Samuel Henry Hooke), per esempio, riconosce che: "Dietro il fugace e forse intenzionalmente oscuro accenno presente in Genesi 6,1-4 si cela un mito più diffuso riguardante una stirpe di creature semidivine che si ribellarono a Dio e furono precipitate negli inferi [...] Il frammento del mito qui preservato dallo Jahwista fu originariamente un mito eziologico che illustrava la credenza nell'esistenza di una scomparsa razza di giganti...". Potrebbe anche essere così, ma ritenere Genesi 6,1-4 prodotto di miti mediorientali molto più antichi lascia aperta la possibilità che, in un tempo lontanissimo della storia dell'umanità, esistesse sulla terra, si suppone proprio in territorio biblico, una élite, probabilmente un popolo superiore di esseri umani.»
Questi ultimi, secondo l'autore inglese, prima di decadere nella corruzione e nella malvagità avrebbero raggiunto probabilmente un certo livello di civiltà poi scomparsa in seguito a una serie di cataclismi planetari che avrebbero cancellato tale razza di "Giganti".
Tra l'altro, l'idea dell'effettiva esistenza fisica di entità angeliche e angeli caduti, vissuti in un'epoca antidiluviana e che lasciarono in eredità segrete conoscenze, era diffusa presso alcuni settori del popolo ebraico come la comunità Essena di Qurnran, vissuta vicino al Mar Morto tra il 170 a.C. e il 120 d.C. circa.
«Le opere storiografiche di questo periodo - riporta Collins - fanno pensare che gli Esseni non solo accogliessero nel loro canone il Libro di Enoc, ma che usassero anche gli elenchi degli angeli ivi contenuti per compiere rituali di esorcismo e guarigione. Studi recenti sui Rotoli hanno mostrato anche che gli Esseni possedevano un interesse quasi morboso per quelle parti del Libro di Enoc dove comparivano Vigilanti e Nefilim (N.d.A. J.T. Milik: "The Books of Enoch" - Aramaic Fragments of Qumran Cave 4). Anche se in buona parte queste opere risalgono solo al secondo secolo a.C., le dottrine occulte diffuse presso la comunità qumranica, e note con il nome di qabbalah, implicano che le scritture enochiche e noaiche furono trasmesse oralmente per secoli prima che fossero messe finalmente in forma scritta dagli Esseni medesimi. Con l'avvento del cristianesimo, il Libro di Enoc e altre opere consimili divennero per la prima volta accessibili a tutti. Molti capi della Chiesa delle origini, dal primo al terzo secolo, lo usarono e citarono abbondantemente dalle sue pagine. Alcuni trattatisti Cristiani ritenevano le donne responsabili della caduta degli angeli, mentre Paolo (Corinzi 11,10) ammoniva le donne perché si coprissero il capo affinché - come spiega Tertulliano (160-230) - non fossero una tentazione per gli angeli, che amano le donne senza velo con i loro magnifici capelli. Ancor più rimarchevole era l'accettazione, da parte di molti eminenti teologi, dell'idea che gli angeli caduti possedessero un corpo materiale (N.d.A. Lattanzio 260-330 d.C. e Taziano 110-172 d.C., per esempio, accettano pienamente nelle loro opere l'esistenza fisica degli angeli caduti. Vedi Schneweis, "Angels and Demons According to Lactantius", pp. 103,127). In realtà, solo dal tempo dei Padri della Chiesa, dal quarto secolo in poi, tali questioni furono messe seriamente in discussione. Per questi ultimi, gli angeli non erano esseri in carne e ossa, e chiunque si esprimesse in questo senso rischiava di cadere in disgrazia. l più bizzarri furono i commenti di sant'Agostino (354-430) nei confronti dell'antichità dei testi pseudoepigrafi. Sosteneva che, essendo "troppo antico" (ob nimian antiquitatem), il Libro di Enoc non poteva essere incluso nel canone delle Scritture (N.d.A. "De Civitate Dei", XV, 23). Che cosa mai poteva aver inteso affermando che era "troppo antico"? È una dichiarazione decisamente straordinaria, provenendo da un illustre padre della Chiesa. Caso singolare, il Libro di Enoc cadde in disgrazia anche presso gli Ebrei, dopo che il rabbino Simeon ben Jochai nel secondo secolo d.C. ebbe gettato l'anatema su tutti coloro che credevano che i Figli di Dio menzionati in Genesi 6 fossero realmente angeli. Questo, nonostante il fatto che la Bibbia dei Settanta, la versione greca dell'Antico Testamento, usi il termine "angelos" in luogo di "Figli di Dio". I Padri della Chiesa si spinsero più in là per soffocare lo strano fascino esercitato sui cristiani delle origini dagli angeli caduti, condannando come eretico l'uso delle centinaia e centinaia di nomi dati agli angeli e agli angeli caduti in vari testi religiosi.»
A questo punto, inevitabile sorge l'interrogativo sul come mai tali argomentazioni fossero temute dal Cristianesimo quando perfino esponenti della Chiesa primitiva di Gerusalemme ne avevano predicato apertamente. Stando alle informazioni raccolte da Collins nel suo volume, emergerebbero indizi concreti per asserire che nel passato esistevano iniziati e società segrete che custodirono, venerarono e commemorarono una conoscenza proibita, ossia che gli antenati della razza umana non avevano ricevuto ispirazione e scienza da Dio o dall'esperienza di vita ma da una stirpe dimenticata di cui oggi serbiamo il ricordo sopravvissuto sotto forma di angeli caduti, demoni, giganti e spiriti malvagi.
Un'ipotesi che se dovesse risultare vera, come osserva l'autore, celerebbe uno dei più grandi segreti mai occultati al genere umano.
Al fine di far luce su tale segreto il giornalista inglese, analizzando la storia di Enoch e degli scritti a lui attribuiti, cerca di risalire alle origini di questa presunta "razza caduta".
I famigerati testi o libri di Enoch (4) sarebbero costituiti da una serie di scritti a più mani risalenti a un'epoca che va dal 170 a.C. e il II secolo d.C. e a cui vanno ad aggiungersi alcuni testi apocrifi tra cui il Libro dei Giubilei.
Proprio nel cap. 4 di tale testo si apprende che:
«Fu in quei giorni che gli Angeli del Signore discesero sulla Terra, gli Angeli che vengono chiamati i Veglianti, al fine di istruire i figli degli uomini e di insegnare loro il senno della rettitudine sulla Terra. Enoch fu il primo fra i nati sulla Terra ad apprendere la scrittura e la saggezza dei Veglianti, e che descrisse in un libro le costellazioni del cielo secondo l'ordine dei mesi loro propri, affinché gli uomini potessero conoscere le stagioni dell'anno secondo l'ordine dei diversi mesi...»
Altri versetti decisamente interessanti, attribuiti al patriarca biblico, sono contenuti nella raccolta di testi pseudoepigrafi noti come "Libri dei Segreti di Enoch", risalenti ai primi secoli dell'era volgare, che sono giunti a noi grazie a una traduzione in slavo antico fatta dall'originale.
Nei capitoli 3 e 4 viene descritta l'assunzione nei cieli di Enoch:
«Allora gli Angeli mi chiamarono, mi presero sulle loro ali e mi sollevarono al primo cielo. Essi mi posero al di sopra delle nubi; io vidi l'aria, l'etere ancora più alto. E mi portarono nel primo cielo, e mi indicarono un mare vastissimo, più grande della Terra [...] Mi fecero vedere i Capitani e i Capi degli Ordini delle Stelle. Mi indicarono duecento Angeli che hanno autorità sulle stelle e sui servizi del cielo; essi volano con le loro ali e vanno intorno ai pianeti.»
JAMES BRUCE E LA RICERCA DEL LIBRO DI ENOC
Fino al XVI secolo nessuno ebbe modo di conoscere realmente cosa si celasse nel fantomatico Libro di Enoch fino a quando nel 1773 l'aristocratico scozzese James Bruce di Kinnaird, dopo una serie di lunghi viaggi esplorativi (iniziati nel 1768) in Europa, Nord Africa e Terrasanta alla ricerca di monumenti e antichi manoscritti, rinvenne tre codici completi del mitico testo.
Di questi tre codici, uno fu consegnato alla "Bibliothèque Nationale" di Parigi, uno fu donato alla Bodleian Library" di Oxford e il restante fu portato in patria da Bruce.
Tra l'altro, fatto questo alquanto insolito, la prima traduzione in qualsiasi lingua non vide la luce se non dopo più di quarant'anni, quando nel 1821 un professore di ebraico dell'Università di Oxford, dopo anni di lavoro, pubblicò la prima versione in lingua inglese.
Torniamo, per un attimo, alla figura di James Bruce e al suo viaggio intrapreso nel 1768 alla volta dell'Abissinia per cercare le sorgenti del Nilo Azzuro.
Il nobile scozzese, un uomo dalla corporatura gigantesca, conosceva diverse lingue, comprese alcune morte come l'aramaico, l'ebraico e il ge'ez, la lingua letteraria etiope.
Bruce, discendente diretto di una delle famiglie scozzesi più insigni, faceva parte della massoneria, le cui origini in Scozia si rifacevano al rito di Heredom, nato nel Medioevo e successivamente inglobato nel "Royal Order of Scotland". Quest'ultimo era un ordine cavalleresco edificato sui riti Templari dall'illustre antenato Robert Bruce in seguito alla sconfitta degli inglesi a Bannockburn nel 1314.
Del resto lo stesso James era membro della loggia "Canongate Kilwinning 2" di Edimburgo, una tra le più antiche di Scozia, provvista di ordini collaterali e dottrine mistiche derivanti dalla mitologia e rituali giudeo-cristiani.
Come sottolinea giustamente il giornalista inglese, essendo la massoneria un'istituzione con svariati segreti, è possibile che alcuni di questi fossero sicuramente noti allo stesso Bruce.
Nella tradizione massonica scozzese, per esempio, il patriarca Enoc (il cui nome ebreo significa l'iniziato) veniva considerato uno dei fondatori dell'Istituzione; egli avrebbe trasmesso all'umanità la conoscenza dei libri e della scrittura oltre che l'insegnamento, caro ai massoni, dell'arte del costruire (vedi Kenneth Mac-kenzie "The Royal masonic Cyclopaedia", 1877).
Enoc, secondo Collins, aveva molti punti di contatto con la moderna massoneria.
In base a una leggenda, saputo del Diluvio incombente, Enoc, insieme a suo figlio Matusalemme, costruì nove stanze (Nove Arcate o Volte) sotterranee, una sull'altra (N.d.A.. Manly Hall, "An Encyclopedic Outline of Masonic, Hermetic, Qabbalistic and Rosicrucian Symbolic Philosophy", Los Angeles 1977).
All'interno della più profonda mise una tavoletta triangolare d'oro con inciso il Nome Ineffabile (il nome impronunciabile del Dio ebraico); al figlio venne invece data in custodia una seconda tavoletta su cui erano iscritte misteriose parole che gli angeli avevano comunicato a Enoc.
Il patriarca biblico, una volta murate le stanze, fece edificare sul posto due colonne indistruttibili; una di marmo in modo che non potesse "mai bruciare" e l'altra di mattoni (o di bronzo secondo altre versioni) in modo da "non sprofondare nell'acqua". Sulla seconda colonna vennero incise le "sette scienze" dell'umanità, gli "archivi" della massoneria; sull'altra invece un'iscrizione che recitava "a breve distanza, in un locale sotterraneo, si trovava un tesoro preziosissimo" (Hall, op. cit.).
In seguito Enoc dopo essersi ritirato sopra il monte Moriah, che verrebbe individuato secondo la tradizione col monte del Tempio di Gerusalemme, venne fisicamente "traslato" in cielo senza gustare la morte.
Secoli dopo, gli architetti del tempio di Salomone scoprirono le stanze sotterranee di Enoc con le preziose iscrizioni, venendo così a conoscenza degli antichi segreti.
La memoria di quei due pilastri venne custodita e tramandata con i misteri dei Massoni, i quali ne avevano l'immagine nelle loro logge.
I due pilastri di Enoc (chiamati anche Pilastri Antidiluviani) in seguito vennero sostituiti dalle riproduzioni di due gigantesche colonne denominate "Jachin" e "Boaz" che secondo la tradizione erano poste ai lati d'ingresso del Tempio di Salomone (N.d.A. 1Re 7,21).
In effetti, come evidenziato dall'autore inglese in un'ampia nota - nonostante la costruzione dei Pilastri Prediluviani sia stata diversamente attribuita negli scritti giudaici e massonici a Set, il figlio di Adamo, a Jabal, Jubal e Tubal-cain, i figli di Lamech, e perfino al pronipote di Enoc, Noè - James Anderson, la cui costituzione riveduta della massoneria fu pubblicata nel 1738, afferma esplicitamente che "gli antichi massoni li chiamavano sempre Pilastri di Enoc, e credevano fermamente in questa tradizione", ovvero nella leggenda legata alla loro antica origine (Alex Home, "King Solomon's Tempie in the Masonic Tradition").
Tra l'altro, secondo lo storico della massoneria E.W. Donovan, la leggenda dei Pilastri era preservata nei gradi dell'Ordine Reale di Scozia, lo stesso ordine fondato dall'antenato di James Bruce, Robert the Bruce (Roberto I di Scozia), agli albori del quattordicesimo secolo (E.W. Donovan, "British Masonic Miscellany", VIII, opera citata nel volume di Home).
«La posizione leggendaria - scrive Collins - del patriarca Enoc, tanto tra i mistici ebrei quanto tra i moderni massoni, nasce da un'ipotesi molto singolare. Nella Bibbia, il capitolo 5 della Genesi contiene una genealogia dei dieci patriarchi vissuti prima del Diluvio, da Adamo a Noè. Per ognuno di essi si dà solo il nome, l'età in cui ha generato il primogenito e gli anni che aveva quando è morto: con un'unica eccezione, quella di Enoc. Nel suo caso, viene detto e ripetuto che ha "camminato con Dio", affermazione oscura che viene specificata solo la seconda volta, con le parole enigmatiche "e non fu più, perché Dio lo prese con sé". Qualunque cosa intendesse l'autore della Genesi con queste parole, la loro interpretazione fu che Enoc non morì come gli altri patriarchi, ma fu "traslato" in cielo con l'aiuto degli angeli di Dio. Secondo la Bibbia, solo il profeta Elia era stato preso da Dio in questo modo, e così anche a Enoc fu sempre concesso un posto speciale nella letteratura giudeo-cristiana. Anzi, la mistica ebraica afferma che, nell'atto di questa "traslazione" al cielo, Enoc fu mutato nell'angelo Metatron.»
La diffusione pubblica del Libro di Enoch e delle sue rivelazioni destò notevole e ampio scalpore sia negli ambienti accademici e letterari europei sia nel mondo ecclesiastico, artistico e dell'opinione pubblica in generale.
Non mancarono pittori e scrittori del movimento neo gotico che, colpiti dalla storia dell'unione dei Figli di Dio con le Figlie degli Uomini, inserirono tali figure nelle loro opere, come il romanziere Bram Stoker, che creò Dracula, l'oscuro angelo caduto.
Del resto è alquanto probabile, Secondo Collins, che le leggende sui vampiri sorte nell'Europa orientale dovrebbero avere una sorta di connessione con le cronache assiro-babilonesi inerenti esseri soprannaturali noti come Edimmu, i quali potrebbero rappresentare una prova effettiva della presenza dei Nefilim nell'antica Mesopotamia.
Tra l'altro, come rammenta l'autore inglese, le anime maledette dei Nefilim bevitori di sangue erano destinate a essere dannate, incapaci di assumere cibo "ma sempre affamate e assetate" (1Enoch 15,2).
«Assiri e babilonesi del primo millennio a.C. - afferma Collins - credevano fermamente all'esistenza dei vampiri: esseri assetati di sangue chiamati Edimmu, creati dall'"unione tra esseri umani e il mondo dello spirito". Sono in agguato pronti ad aggredire gli umani, prosciugando le famiglie del sangue vitale... Anche se questi Edimmu erano visti da Assiri e Babilonesi come "per metà spettri e per metà umani", probabilmente avevano un'origine molto più terrena, e forse appartenevano a una razza di persone fisiche che vivevano sottoterra. Si diceva che gli Edimmu abitassero un regno sotterraneo identificato dagli studiosi come "la casa delle tenebre", "la dimora del dio Irkalla" visitata dalla dea Ishtar (Campbell-Thompson, "Semitic Magie") [...] Forse i ricordi distorti di questa razza degenerata erano davvero alla base dell'idea dei vampiri immortali e succhiasangue del tipo reso popolare dai romanzi gotici dall'età vittoriana a oggi.»
Un altro aspetto degno di nota, riportato dallo stesso Collins, è che lo stesso Libro di Enoch sembra sia stato accolto favorevolmente come opera dai grandi meriti presso i massoni che lo avrebbero utilizzato per rivitalizzare la loro antica affiliazione con il patriarca.
La stessa copia della traduzione Laurence del 1838, usata dal giornalista inglese, è appartenuta alla Biblioteca del Supremo Consiglio dei 33°, la massima autorità del Rito Scozzese Antico e Accettato di Gran Bretagna; così come la terza copia portata in Europa sembrerebbe essere stata donata da Bruce alla Grande Loggia Scozzese di Edimburgo.
A ogni modo, con il diffondersi sempre maggiore del Libro di Enoch alcuni studiosi diedero vita a una campagna di ricerca nelle biblioteche di mezza Europa con il risultato di rinvenire nuovi frammenti e copie del testo enochico in lingua etiopica, greca e latina.
Vennero elaborate nuove traduzioni, in lingua inglese e tedesca, tra le quali l'importante versione elaborata da Robert Henry Charles pubblicata nel 1912; in aggiunta venne anche rinvenuto in Russia un nuovo testo, tradotto nel 1984 e ritenuto il seguito dell'originale, che fu denominato "Libro dei Segreti di Enoc".
Successivamente, in seguito alla scoperta dei Rotoli del Mar Morto, ulteriori conferme della veridicità del Libro di Enoch giunsero dall'analisi dei frammenti scritti in aramaico rinvenuti nelle grotte di Qurnran ed En-Gedi dove erano stati depositati intorno al 100 d.C. dagli ultimi rappresentanti della comunità essena.
«Solo assimilando - afferma Collins - i tenebrosi contenuti di questo libro negato potevo arrivare a capire perché il suo testo proibito avesse suscitato tanta esecrazione nei secoli precedenti. La prima volta che lessi il Libro di Enoc fu un'esperienza sconvolgente, accompagnata da più di un brivido lungo la schiena. Era quello, forse, uno dei più antichi racconti dell'umanità. Era stato trasmesso oralmente da un narratore a un altro per migliaia di anni. Alla fine, verso il 200 a.C., era diventato un libro, quasi certamente per opera della comunità essena di Qumran, sul Mar Morto. Ma che cosa diceva, e perché aveva provocato tanta costernazione tra le autorità ebraiche e la Chiesa delle origini? [...] Nei capitoli iniziali il narratore ripete l'episodio di Genesi 6 sull'unione dei Figli di Dio con le Figlie degli Uomini. Il lettore apprende poi che "al tempo di Iared" duecento Vigilanti "scesero" in "Ardis", cioè sulla vetta del monte Hermon: una località mitica identificata con le tre cime di Gebel esh Sheikh (2800 m), nell'estremo nord dell'antica Palestina. In tempi biblici le sue cime innevate erano venerate come sacre da vari popoli che abitavano la regione; è anche il probabile luogo della Trasfigurazione di Cristo, dove i discepoli videro che "il Signore si trasfigurò in loro presenza" (N.d.A. Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8; Luca 9,28-36). Su questo monte i Vigilanti prestarono giuramento e "si scambiarono promessa impegnativa" ben consapevoli, evidentemente, delle conseguenze che le loro azioni avrebbero avuto per loro e per l'umanità. È un patto ricordato dal nome dato al luogo della loro "caduta", perché in ebraico "hermon", o "herem", significa "maledizione". Il lettore fa quindi conoscenza con Semeyaza, il capo dei Vigilanti, e gli vengono presentati per nome altri diciotto suoi seguaci: "i più importanti dei duecento". Dopo che i Vigilanti ebbero preso moglie e le donne si furono "unite con loro rimasero incinte e generarono giganti la cui statura era di tremila cubiti: e questi consumarono tutto quanto avevano prodotto gli uomini. Quando gli uomini non poterono più sostentarli, i giganti si rivoltarono contro di loro per mangiare gli esseri umani. E cominciarono a peccare contro gli uccelli, gli animali, i rettili, i pesci e a divorarne a vicenda la carne e a berne il sangue. La terra, allora, lanciò la sua accusa contro quegli iniqui" (1Enoch 7,2-9)... "Peccare" contro "gli uccelli, gli animali, i rettili, i pesci" potrebbe significare tanto che i Nefilim li mangiavano quanto che commettevano con loro barbarici atti sessuali, o forse entrambe le cose. In ogni caso, sembrerebbero dotati di uno sviluppato gusto per il sangue, altra cosa che doveva essere vista come aberrante dalle comunità in cui erano nati e cresciuti.»
L'UMANITÀ CIVILIZZATA DA ESSERI EXTRATERRESTRI
Dalle cronache del patriarca biblico apprendiamo, tra l'altro, che i Vigilanti ribelli svelarono agli esseri umani i segreti proibiti del cielo; come il fabbricare spade, coltelli, scudi corazze e la lavorazione e l'uso dei metalli. Insegnarono a costruire braccialetti e ornamenti oltre all'uso dell'antimonio, un metallo bianco e fragile utilizzato nella medicina e nelle arti; alle donne venne insegnata l'arte di "abbellire" le palpebre, delle tinture coloranti e dell'uso di "pietre costose" oltre che il piacere sessuale e la promiscuità, nonché ad abortire.
I Vigilanti non si limitarono solo a questo, avrebbero istruito l'uomo nella conoscenza delle nuvole (meteorologia), dell'astrologia e dell'astronomia, dei "segni della terra" (geodesia/geografia), delle arti magiche e incantesimi, e della prima forma di scrittura.
Come giustamente osserva lo stesso autore, per quale motivo degli angeli del cielo avrebbero avuto conoscenze in tali campi? Per quale motivo avrebbero dovuto conoscere la lavorazione dei metalli, la scrittura, pratiche abortive ecc.?
Tali rivelazioni sottolineerebbero l'azione di una razza molto progredita che trasmette alcuni dei suoi segreti a una cultura meno evoluta che ancora ignora i principi basilari della vita.
«Si pensi - dichiara Collins - a come le culture cosiddette civilizzate occidentali abbiano introdotto di tutto, dal whisky agli abiti, dalle armi da fuoco al pensiero rigoroso e al dogma religioso, presso le etnie indigene di remote regioni della terra. Se si devono prendere alla lettera questi antichi testi, potrebbe essere questo ciò che è realmente avvenuto: la trasmissione di sapere da una cultura molto avanzata a un'altra meno evoIuta ancora impegnata nella lotta per la sopravvivenza?»
Potrebbe sembrare azzardata una simile ipotesi del tutto priva di credibilità eppure anche nell'ambiente accademico ufficiale in passato una simile teoria è stata incredibilmente avanzata dal professore Roger W. Wescott, il quale dichiarò: "L'uomo è stato civilizzato da esseri extraterrestri".
Wescott, plurilaureato all'Università di Princeton e Docente di Linguistica e Antropologia alla "Drew University" di Madison, nel New Jersey, avanzò nel 1969 tale tesi nel suo libro antropologico "The Divine AnimaI" (L'animale di Dio) improntato all'esplorazione delle potenzialità dell'Uomo.
Nel testo, Wescott sostiene che esseri provenienti da un altro mondo avrebbero civilizzato l'uomo diecimila anni fa, ma lo avrebbero poi abbandonato periodicamente a se stesso essendosi dimostrato nel tempo un cattivo allievo.
«Il nostro pianeta - scrive l'antropologo - è stato visitato da organismi extraterrestri? [...] non vi sono certamente prove indubbie di ciò. Ma non vi è, ovviamente, alcuna prova che lo escluda. E vi sono frammenti ricorrenti di prove alquanto ambigue secondo cui visitatori intelligenti si sarebbero periodicamente manifestati. Uno di essi è il motivo persistente "dell'uomo uccello" nell'arte preistorica: uomini con teste di uccello appaiono nelle pitture e nei bassorilievi dell'Europa paleolitica, dell'Oceania neolitica, del Perù dell'Età del Bronzo. E le tradizioni storiche giudaiche, cristiane e islamiche, naturalmente, hanno rappresentato da tempo memorabile i messaggeri divini, o Angeli con ali di uccello. Mentre queste raffigurazioni possono limitarsi a indicare niente di più di un culto dell'uomo comparabile a quelli africani del gatto e asiatici dell'orso, esse potrebbero denotare un grossolano tentativo iconografico di tramandare il fatto che creature simili all'uomo sono periodicamente apparse dal cielo, presumibilmente in veicoli che, dal momento che gli uomini primitivi non potevano darsene una spiegazione, erano considerati "uccelli". Una interpretazione analoga può essere riferita a creature leggendarie come Oannes, il "pesce ragionevole"' che i Sumeri sostenevano essere emerso dall'oceano per istruire sui fondamenti della civiltà l'uomo selvaggio. In tal caso, il pesce potrebbe avere rappresentato non gli istruttori, ma il veicolo che li trasportava: concettualmente, un mezzo plurifunzionale che fosse chiamato "uccello" in volo o "pesce" in acqua.
Alcune narrazioni bibliche sono state anche più esplicite circa tali, presunte visite. Nel solo libro della Genesi vi sono tre riferimenti a eventi che sono stati interpretati da alcuni scienziati, come l'astronomo franco-americano Jacques Vallée, come attribuibili a esseri o mezzi celesti "diversi da Dio in persona". Il primo di essi è la storia di Enoch, padre di Matusalemme (secondo la tradizione araba inventore della scrittura). In Genesi 5,24 leggiamo che "Enoch disparve, perché Dio lo prese seco". Sebbene queste poche parole sembrino oscure, l'apocrifo Libro di Enoch amplia considerevolmente tale succinta visione, riferendo l'assunzione di Enoch in cielo su di un mezzo angelico e le meraviglie colà osservate. In Genesi 6,2 ci viene detto che, dopo che gli uomini si erano moltiplicati sulla terra (in conseguenza forse della rivoluzione dovuta all'introduzione dell'agricoltura), "i Figli di Dio videro che le Figlie degli Uomini erano belle, ed essi presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte". Questo passaggio starebbe a indicare che donne terrestri e maschi extra terrestri avrebbero, quanto meno, fraternizzato. Infine in Genesi 28,12, Giacobbe, figlio di /sacco, vide "una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo; ed ecco gli Angeli di Dio, che salivano e scendevano per la scala". Tale passaggio potrebbe interpretarsi come riferito o alla rampa di un mezzo spaziale, ovvero al collegamento a catena di una stazione interplanetaria (di un tipo proposto per il programma lunare americano sulla rivista Science). Per quanto concerne i libri più tardi del Vecchio Testamento, l'intero primo capitolo di Ezechiele è dedicato alla descrizione di splendenti ruote aeree giunte sulla Terra unitamente a "creature viventi" aventi "un aspetto d'uomo".
Sebbene tutte le narrazioni bibliche riferiscano, comprensibilmente, a una spiegazione di ordine soprannaturale gli eventi in esse descritti, ciò che esse inevitabilmente e naturalmente evocano è la carica emotiva indotta dai "dischi volanti" e dagli UFO in genere. Nei termini probabilistici dell'accostamento alla questione ufologica sopra enunciato, sarei comunque portato a congetturare che i "dischi volanti" da un lato non si ricolleghino ad allucinazioni, e dall'altro non si identifichino con organismi viventi, bensì siano ciò che la maggior parte degli "ufologi" sembra oggi portata a ritenere, e cioè prodotti inorganici reali controllati da esseri intelligenti extraterrestri. Poiché non riterrei plausibile la coincidenza che esseri di un pianeta extraterrestre raggiungibile abbiano sviluppato una civiltà nel corso dello stesso millennio o anche nello stesso periodo geologico che ha visto sorgere la nostra, azzarderei inoltre l'ipotesi che chi controlla i "dischi" (che da ora chiamerei "dischiani") abbia visitato il nostro pianeta anteriormente alla comparsa delle specie superiori e degli stessi ominidi. La mia opinione è che i "dischiani" si siano comportati nei confronti dei nostri antenati ominidi (ovvero scimmieschi) un po' come il biologo cattolico S. George Mivart suppone che Dio abbia agito nei confronti dei primati del Neocene: attendendo cioè che i nostri progenitori pre-umani sviluppassero una massa encefalica sufficientemente voluminosa da consentire un apprendimento ragionevolmente complesso per quanto riguarda la tecnologia e altre discipline, e quindi istruendoli per quanto possibile. Secondo me tale ipotesi consente di risolvere un problema che ha sempre fatto discutere gli antropologi, e cioè "perché mai l'uomo manifesta tante caratteristiche fisiche e comportamentali proprie di un animale domestico". La relativa mancanza di pelo, la differenziazione di colore della pelle, la dentatura debole in mascelle sempre meno pronunciate, il temperamento ipersensibile sono tratti che ricordano nettamente quelli sviluppati da cani, maiali, cavalli e altri mammiferi da noi addomesticati. La tendenza più recente degli antropologi è oggi quella di ammettere che "l'uomo è un animale addomesticato", sostenendo peraltro che, a differenza degli altri, si tratterebbe di una creatura che si è auto-addomesticata. Senonché, dal momento che non è mai stato chiarito come una qualche specie sia riuscita ad auto-addomesticarsi, tale ipotesi ha costituito un ostacolo insormontabile nella teoria dell'evoluzione umana. Ma se supponiamo che l'uomo sia stato fin dall'inizio addomesticato dai "dischiani" in maniera non molto diversa da quella in cui il cane è poi stato addomesticato dall'uomo, il paradosso insito nello stesso concetto di auto-addomesticamento viene eliminato. In ogni caso resta ancora da stabilire quando l'addomesticamento dell'uomo ha avuto luogo. Può essere cominciato fin dall'epoca degli Australopitechi, gli uomini-scimmia dell'Africa, circa un milione di anni fa...
Personalmente ritengo che i "dischiani" siano vissuti fra gli uomini, come maestri e guide, fin dal periodo Neolitico, circa 10.000 anni fa, quando la padronanza delle tecniche dell'agricoltura permise ai nostri antenati di sviluppare la loro ricchezza e il loro numero, e con ciò anche degli schemi comportamentali che i loro istruttori extraterrestri non avevano contemplato né previsto: accaparramento, schiavismo e guerra. A questo punto, i "dischiani" si ritirarono, mantenendo delle basi in quei posti dove avrebbero avuto la minima probabilità di essere incontrati e anche visti dai loro devianti protetti: e cioè nelle profondità marine. Queste due supposizioni non sono solo plausibili da un punto di vista intrinseco, ma aiutano anche a spiegare la diffusione di miti e leggende persistenti, che sarebbero altrimenti incomprensibili. La principale è quella che si trova presso quasi tutti i popoli, e cioè la leggenda riferita a un periodo preistorico (noto per esempio come l'Età dell'Oro per i Greci e l'Età del Sogno per gli aborigeni australiani, in cui gli Dei camminavano sulla Terra istruendo l'umanità; un rapporto terminato quando gli uomini cominciarono a manifestare più tendenze distruttive di quanto gli Dei intendessero tollerare [...] Da allora riterrei che i "dischiani" abbiano visitato la Terra solo come esploratori e osservatori, e mai più come colonizzatori e guide. Le descrizioni di creature estremamente simili all'uomo segnalate più volte in prossimità degli odierni UFO osservati al suolo si spiegano, se reali, solo con i membri di piccoli gruppi umani che i "dischiani" portarono certo con loro, ritirandosi. E poiché gli esseri umani appartenenti a tali gruppi non mostravano differenze genetiche-somatiche significative rispetto ai normali terrestri, è mia opinione che alcuni di loro siano stati periodicamente inviati sulla superficie terrestre allo scopo di infiltrarsi fra tribù e regni in conflitto, nello sforzo di conquistare queste nazioni a sistemi di vita più illuminati e meno distruttivi.»
LA CADUTA DEI VIGILANTI E IL "PECCATO ORIGINALE"
Tornando alle ricerche di Collins sugli Angeli caduti, è possibile constatare come nonostante i forti contrasti e divieti generati dalla Chiesa cristiana agli inizi del IV secolo, in seguito alla divulgazione dei testi apocrifi come il Libro di Enoch, siano stati condotti degli studi sui contenuti di tali manoscritti che avrebbero evidenziato terribili conseguenze per il genere umano.
Un esempio lampante è il trattato sul Libro di Enoc realizzato dall'erudito padre della Chiesa siriaca San Girolamo (ca. 342-420 d.C.) il quale dichiarò:
«Abbiamo letto in un certo libro apocrifo che, quando i figli di Dio vennero dalle figlie degli uomini, scesero sul monte Hermon e si accordarono per prenderle in moglie. Questo libro è molto esplicito ed è annoverato tra gli apocrifi. Gli esegeti antichi in varie occasioni si sono riferiti a esso, ma se noi adesso lo citiamo è solo per richiamare la vostra attenzione, e non perché sia autorevole [...] Ho letto di questo apocrifo nell'opera di un particolare autore che lo usava per confermare la propria eresia [...] Riconoscete la fonte degli insegnamenti di Manicheo, l'ignorante? Così come i manichei affermano che le anime desideravano che i corpi umani fossero uniti nel piacere, non vi sembra che chi dice che gli angeli desiderano dei corpi - le figlie degli uomini - stia facendo le stesse affermazioni dei manichei?»
Manicheo, noto come Mani, secondo la tradizione nacque intorno al 215 o 216 d.C. nel villaggio di Mardinu, vicino a Seleucia (Ctesiphon) sul fiume Tigri, in Babilonia.
La famiglia era d'origini nobili persiane legata, si dice, alla dinastia dei principi parti in esilio; la religione ufficiale praticata presentava diversi elementi di zoroastrismo, la fede monoteistica e in parte dualistica fondata nel sesto secolo a.C., secondo la tradizione iraniana, dal profeta Zarathustra (Zoroastro).
La chiave di volta dell'intero sistema religioso di Mani, basato sul sincretismo tra cristianesimo, buddismo, mazdeismo e mandeismo (una religione originaria della Mesopotamia), sta nella sua cosmogonia.
La religione creata dal filosofo persiano si configurava come religione di pura ragione in contrasto con la credulità cristiana: pretendeva di spiegare l'origine, la composizione e il futuro dell'universo, aveva una risposta per tutto e disprezzava il cristianesimo perché era pieno di dogmi.
In questo senso, Mani era un vero gnostico: secondo lui, la salvezza arrivava solo attraverso la conoscenza.
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