menuignoto01.jpg
E-mail Stampa
Dossier - UFO e Vaticano Parte 3-2

Il sapere disceso dal cielo

«Influenzato forse dal fatto - afferma Collins - che lo zoroastrismo riconosceva intere gerarchie di angeli e demoni (i daeva), Mani sembra avesse accettato in toto il racconto enochico della caduta dei Vigilanti. Di conseguenza, formulò il proprio credo dualistico e gnostico, completo di sacre scritture e miti della creazione. Nei suoi libri sacri presentava il mondo materiale non come dominio di Dio ma dei Signori delle Tenebre, ossia di Satana e dei suoi angeli caduti. A Dio rimaneva soltanto lo spirito divino imprigionato nel corpo fisico, e solo lottando per trovare l'identità con Dio l'umanità poteva sperare di conseguire l'aldilà promesso nel Paradiso celeste.
di Cristoforo Barbato - www.secretum-omega.com
(Terza Parte - 2)

 

Secondo una confutazione del manicheismo scritta dai suoi avversari cristiani, molti ritenevano che Adamo fosse stato il prodotto di un embrione fecondato nell'unione tra due angeli caduti, maschio e femmina, e poi inghiottito da Satana, il quale, a sua volta, si accoppiò con la sua compagna mettendo così al mondo il primo Uomo [...] L'esistenza di eresie come il manicheismo e altre forme di gnosticismo cristiano sollevava ancora una volta la questione fondamentale della natura fisica degli angeli caduti e dei Figli di Dio nella mente dei teologi ed ecclesiastici più eminenti dell'epoca. Un padre della Chiesa, Giovanni Crisostomo (ca. 347-407), arcivescovo di Costantinopoli, si scagliò con veemenza contro il Libro di Enoc, affermando che sarebbe stato "follia accettare un 'insana bestemmia come quella che dice che un essere incorporeo e spirituale si sia potuto unire a un corpo umano". Era diventata cosa blasfema ed eretica predicare, propagare o sostenere la dottrina contenuta nel Libro di Enoc, e anzi in ogni altra opera apocrifa o pseudo epigrafa. Per la Chiesa, opinioni diverse circa la caduta dell'umanità e la discesa degli angeli andavano rigorosamente contrastate.»

A questo punto sono più che leciti i quesiti che l'autore, e non solo, si pone sul reale motivo di tale accanimento della Chiesa cristiana sul racconto dei duecento angeli caduti e della loro unione con le Figlie degli Uomini. Forse non tutti i messaggeri di Dio potevano definirsi "perfetti"?
Secondo l'autore inglese le risposte andrebbero trovate nell'evidente sovrapposizione del racconto della caduta dei Vigilanti con la narrazione biblica della tentazione di Eva da parte del serpente presente nella Genesi. Tentazione che portò sia Eva sia Adamo ad assaporare il famigerato frutto proibito dell'Albero della "conoscenza del Bene e del Male". Un atto che aveva permesso a entrambi di raggiungere una saggezza tale, "come dèi, conoscendo il bene e il male" (Genesi 3,5). Atto che causò la maledizione del Signore sia sul Serpente (ovvero Satana che ne assunse la forma) sia su Adamo ed Eva, i quali in virtù della loro nuova "saggezza" e per evitare che cogliessero frutti anche dall'altro albero presente nel giardino, l'albero della Vita che li avrebbe resi immortali come Dio, vennero cacciati dall'Eden. Evento quest'ultimo che sancirà la cosiddetta "caduta dell'uomo" e l'inizio delle tribolazioni che l'umanità erediterà per sempre a causa dell'atto di disobbedienza divenuto noto come il "peccato originale".
In merito al Serpente da un punto di vista teologico si è sempre ritenuto che fosse la forma scelta da Satana per corrompere l'umanità a causa della sua abilità nel soggiogare le proprie prede.
In realtà essendo la figura del serpente molto antica e comune a diverse culture e religioni del medi oriente, che lo vedevano quale simbolo del sapere occulto e del desiderio sessuale, la spiegazione andrebbe secondo Collins individuata altrove.

«Il serpente - ribadisce il giornalista - fa la sua apparizione in numerosissimi miti della creazione dove compaiono i primi esseri umani, ed è spesso raffigurato come uno spirito saggio e benefico, non un fraudolento portatore di tentazione e male. Inoltre, in questi miti il serpente ha un'intrinseca associazione con la prima donna, un fatto confermato dalla circostanza che il nome Eva è sinonimo tanto di "vita" quanto di "serpente". Per esempio, in ebraico "awwah", ossia Eva, significa "colei che fa vivere", ma ha relazione anche con "hevia", che vuol dire "serpente femmina". Inoltre, in arabo "serpente" è "hayya", che a sua volta è imparentato con "hayat", che significa "vita"; e il nome arabo di Eva è "hawwa". In altre leggende del folklore ebraico, Eva è presentata come la progenitrice dei Nefilim, descritti nel mito ebraico come "awwin", ossia "devastatori" o "serpenti". Anche gli angeli sono intimamente legati alla forma del serpente: una delle principali classi di esseri angelici nella tradizione popolare ebraica è quella dei serafini, "serpenti fiammeggianti", che sono "mandati da Dio come suoi strumenti per infliggere le giuste punizioni per i peccati" (N.d.A. Graves - Patai: Hebrew Myths, "The Book of Genesis"). Il legame è rafforzato ulteriormente da un accenno che compare occasionalmente nel Libro di Enoc. Nel capitolo 69, per esempio, che enumera le arti proibite insegnate all'umanità dai Vigilanti, l'angelo di nome Kasdeya è accusato di avere istruito gli uomini su come sventare "i morsi del serpente e i colpi di chi al meriggio è figlio del serpente chiamato Tebaet", riferimento, sembra, a un Nefilim nato da un "serpente", o Vigilante, di nome Tebaet.»

Ora, se i Vigilanti sono collegati al serpente, simbolo di conoscenze proibite e sapere occulto, in che forma potrebbero essere connessi al Serpente biblico dell'Eden?
Secondo l'autore la risposta andrebbe ricercata in un indizio fondamentale presente nel Libro di Enoc (capitolo 69) in quanto tra i Vigilanti che svelarono i segreti celesti all'uomo c'era l'angelo caduto Gadriel il quale "fece errare Eva".
Per Collins tale affermazione sarebbe interessante soprattutto sul suo effettivo significato. Inoltre, come potrebbe combinarsi con la storia della caduta dell'uomo a noi nota?
Questo passo, per lo studioso, legherebbe decisamente la ribellione dei duecento Vigilanti con la tentazione di Eva e la corruzione dell'umanità. Vigilanti che in un lontano passato vennero visti come "il Serpente" che insegnò il sapere occulto ai nostri progenitori inducendoli a compiere il primo peccato, ovvero l'atto di autocoscienza.
Tale interferenza nelle vicende umane causò l'inizio, per i nostri antenati, di un'esistenza del tutto diversa dal naturale progredire dell'evoluzione alla quale probabilmente erano destinati a seguire non fosse stato per quella ingerenza.
Se i fatti si fossero svolti in questo modo a questo punto occorrerebbe capire come ciò possa collegarsi alla figura di Satana e del Demonio. E quale sarebbe, come si domanda anche Collins, la sua connessione con i Vigilanti e il Libro di Enoc?

«Il nome Satana - scrive l'autore inglese - viene dall'ebraico "Ha-satan", che vuoi dire "l'avversario". Nell'Antico Testamento questo termine è usato esclusivamente per indicare i nemici di Dio o i nemici del popolo d'Israele in generale. Il diavolo non è mai indicato come l'incarnazione del male. Solo con il Nuovo Testamento la parola assume questa connotazione importantissima. A questo punto Satana diventa un angelo che ha perso la grazia di Dio ed è stato espulso dal cielo, assieme ai suoi compagni ribelli, dall'arcangelo Michele. Riferimenti alla caduta di Satana compaiono in Luca 10,18, dove si dice che Cristo ha "visto Satana precipitare dal cielo come un fulmine". Ma è soltanto nel libro conclusivo del Nuovo Testamento, l'Apocalisse di San Giovanni, scritto durante il primo secolo d.C., che l'intera storia della caduta di Satana viene rivelata per la prima volta. Nel capitolo 12, versetto 9, si proclama: "E il Drago fu scaraventato fuori. Il grande drago, cioè il Serpente antico, che si chiama Diavolo e Satana, ed è il seduttore del mondo, fu gettato sulla terra, e anche i suoi angeli furono gettati giù". E poi di nuovo, in 20,2-3, si dice: "L'angelo afferrò il drago, il serpente antico, cioè Satana, il Diavolo, e lo incatenò per mille anni, lo gettò nel mondo sotterraneo, ne chiuse l'entrata e la sigillò sopra di lui. Così il drago non avrebbe più ingannato nessuno". Questo è tutto ciò che si ricava dalle Scritture sulla caduta di Satana, anche se è chiaro che san Giovanni basò la sua visione di Satana e dei suoi angeli caduti sulla storia dei Vigilanti contenuta nel Libro di Enoc; un'affermazione supportata dal fatto che quest'opera apocalittica circolava liberamente tra i primi cristiani in quel periodo. Avendo assegnato a Satana il ruolo di arcinemico di Dio, i cristiani lo indicarono come la fonte di tutti i mali del mondo, e qualsiasi rapporto con lui o con i suoi angeli caduti era visto come magia nera, eresia, stregoneria: atti puniti con la morte per tutta l'era cristiana fino a tempi relativamente vicini a noi. [...] C'era dunque Satana dietro la storia del Serpente dell'Eden? Forse gli studiosi medievali videro giusto, comprendendo che i riferimenti dell'Apocalisse alla cacciata di Satana dal cielo corrispondevano esattamente ai racconti precristiani della caduta dei Vigilanti a cui si allude in Genesi 6. Satana è chiamato nell'Apocalisse "il serpente antico". Formula che sembrerebbe riferirsi non solo al Serpente della Tentazione ma anche ai Vigilanti ribelli del Libro di Enoc. Poiché la rivelazione all'umanità dei segreti nascosti del cielo da parte dei Vigilanti sembra essere stata la forza motrice del sorgere della civiltà, così come la conosciamo oggi, e Satana e i suoi angeli caduti vanno identificati con gli angeli caduti del Libro di Enoc, questo implica che, almeno in un'ottica cristiana, la genesi del mondo civile può essere attribuita non al volere di Dio bensì all'intervento del suo avversario: il Diavolo. L'universo dualistico di Mani doveva essere pieno di contraddizioni: da una parte predicava la purezza di Dio e la Via dello Spirito Santo, mentre dall'altra insegnava che le radici del male sono dentro noi tutti. È questo il motivo per cui i primi Padri della Chiesa condannarono il Libro di Enoc con tanta energia definendo la storia della caduta dei Vigilanti un'"insana bestemmia"? Evidentemente no, visto che essi stessi arrivarono ad accettare proprio questa dottrina, cui sant'Agostino diede il nome di "peccato originale", che attribuiva la colpa non ai Vigilanti ma a Eva. È interessante notare che Agostino, che condannò il Libro di Enoc come "troppo antico" per includerlo nel canone, era stato lui stesso, a suo tempo, manicheo. È più probabile che quegli eretici, che come Mani abbracciavano e predicavano l'ipotesi demoniaca delineata nella letteratura enochica, fossero perseguitati così ferocemente per questa sola ragione.»

Inevitabile chiedersi a questo punto, come fa lo stesso autore, cosa c'è che spaventa tanto (specialmente la Chiesa) nella storia degli angeli caduti?
Sempre in merito al "peccato originale" e alla "caduta dell'uomo" l'analisi di testi legati alla tradizione ebraica, come per esempio "Le leggende degli ebrei", ci può fornire una spiegazione più chiara e logica di quanto contemplato dal testo biblico ufficiale.
In tal senso, mi sembra opportuno menzionare quanto evidenziato dal giornalista e ufologo italiano Alfredo Lissoni nel volume "UFO Progetto Genesi", pubblicato nel 2001, il quale solleva alcune osservazioni condivisibili.

«Ammettendo - afferma Lissoni - che la vicenda di Adamo (ovvero, dell'umanità, dato che Adam indica anche l'essere umano in senso generico) non sia né un mito, né una favoletta ma il racconto mitizzato di eventi molto antichi, per quale motivo il Dio degli Ebrei avrebbe scacciato il genere umano dal paradiso terrestre? La versione ufficiale della Genesi ci parla di un peccato indotto dal diavolo (informa di serpente), di una trasgressione culminata nella raccolta di un frutto proibito, identificato in una mela. Che si tratti di un evento mitizzato è certo, a cominciare dalla banalità dell'episodio. Se Dio è onnipotente, perché non aveva previsto la caduta dell'uomo? E perché avrebbe dato libero spazio al diavolo, ben sapendo quanto l'uomo fosse indifeso? E perché l'Onnisciente si sarebbe limitato a proibire la coltura del frutto, quando sarebbe stato più efficace porvi a guardia uno degli angeli fiammeggianti della Bibbia? La stessa Chiesa ammette che l'intera vicenda vada letta come una parabola sulla caduta dell'umanità; un episodio dunque da non prendere in senso letterale, a maggior ragione si pensa che gli alberi di mele, nel Medioriente antico, non esistevano (tant'è che nel Medioevo si credeva che il frutto proibito fosse la banana, perché se tagliata sezionalmente mostra i semi disposti a croce, mentre i rabbini pensavano a una palma da datteri). L'episodio, così tradotto e così narrato, rimase a lungo oscuro. La vicenda si svolse in realtà diversamente. Così nei testi ebraici originali: "È vero che il Signore Iddio collocò l'uomo nel giardino dell'Eden perché lo coltivasse e lo custodisse, ma ciò significa che là egli doveva studiare la Torah e adempiere i comandamenti di Dio. Come gli angeli, anche gli animali esaudivano i desideri di Adamo. Erano assoggettati a lui. Fu l'esagerazione di Adamo che fornì al serpente lo spunto per persuadere Eva ad assaggiare il frutto proibito; egli la spinse contro l'albero e disse: Vedi che toccare il frutto proibito non ti ha recato la morte. Nemmeno mangiarne il frutto ti nuocerà. Solo la malevolenza ha dettato questa proibizione, perché nel momento in cui ne mangerete sarete come Dio. Come Egli crea e distrugge mondi, così avrete il potere di creare e distruggere. Anche Lui mangiò dapprima del frutto dell'albero e poi creò il mondo. Per questo vi proibisce di mangiarne, per tema che voi creiate altri mondi." In quest'ottica l'intera vicenda assume contorni assai diversi: il vero peccato era che l'umanità, nel tentativo di imitare i propri creatori, imparasse a creare altri mondi abitati; oggigiorno la NASA sta studiando tecniche per rendere abitabili i mondi morti del nostro sistema solare, con la creazione di un'atmosfera accettabile e l'introduzione di vegetazione e forme elementari di vita animale; creare dunque "mondi abitati" non è più l'utopia dei tempi biblici; non solo, se rileggiamo con gli occhi dell'uomo moderno questo mito, e vediamo in Adamo l'umanità primigenia in grado di attingere a segreti tecnologici avveniristici, e negli Elohim degli scienziati extraterrestri (come già supposto da molti ufologi), la storia diventa comprensibile. E credibile. Il peccato originale era la conoscenza scientifica!»

IL TESTAMENTO DI AMRAN E IL CONFLITTO COSMICO TRA BENE E MALE
In base a quanto finora esposto risulta alquanto evidente che la natura incorporea degli angeli risulta decisamente improbabile, così come una loro diretta associazione ai cosiddetti "Figli di Dio" o ai Vigilanti, un punto quest'ultimo ribadito anche dallo studio condotto da Collins.

«Quale che sia - osserva il giornalista - la reale natura degli angeli dell'Antico Testamento, tanto per la fede giudaica quanto per quella cristiana essi sono soltanto questo: angeli, messaggeri di Dio, senza connessione alcuna con la razza angelica caduta di cui parlano Genesi 6 e la tradizione apocrifica ebraica. Mai, in nessun punto del Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia, gli angeli sono identificati con i Figli di Dio, i Vigilanti o i Nefilim, e non si insinua mai che furono duecento dei loro compagni celesti ad assumere forma corporea per giacere con le Figlie degli Uomini nelle generazioni precedenti il Grande Diluvio. È quasi come se gli autori del Pentateuco o non fossero a conoscenza della connessione tra gli angeli e la caduta dei Vigilanti, o evitassero deliberatamente l'argomento. Chi erano dunque gli angeli, celesti o caduti che fossero? Da dove venivano? Dove vivevano? Che aspetto avevano? Solo stabilendo questi fatti potevo proseguire nelle mie congetture sulle vere origini di questa che appariva come una stirpe o cultura perduta e ignorata dalle pagine della storia.»

In effetti, grazie alle traduzioni fatte dei Rotoli del Mar Morto negli anni '90 emergono nuove informazioni sui Vigilanti tali da turbare l'opinione che Collins s'era fatto in precedenza. In quegli anni venne ultimata la ricostruzione, da parte del prof. Robert Eisenman (docente di religioni mediorientali alla "California State University") uno dei massimi esperti degli antichi manoscritti del Mar Morto, di un frammento (in realtà sono 3) di un testo apocalittico realizzato nel II secolo a.C. e denominato "Testamento di Amran" (dal nome del padre di Mosè). Il manoscritto, ricavato da un rotolo rinvenuto nel 1954 in una delle grotte di Qumran e in seguito custodito dal "John Rockefeller Museum" di Gerusalemme, narra dell'apparizione di due Vigilanti ad Amran. Nel "Testamento di Amran" (4Q543, 545-548) nella linea 13 del Manoscritto B, proprio in merito ai Vigilanti, si legge quanto segue:

«lo vidi dei Vigilanti nella mia visione, la visione del sogno. Due uomini stavano lottando al mio riguardo e ingaggiando una grande disputa su di me. lo domandai loro: "Chi siete voi, per avere su di me un tale potere?" Essi mi risposero: "Noi abbiamo ricevuto potere e dominio su tutta l'umanità". Essi mi dissero: "Quale di noi tu scegli perché ti governi?". lo alzai i miei occhi e osservai: Uno di loro era d'aspetto terrificante, come un serpente, il suo manto era variopinto, ma molto scuro... E io osservai di nuovo e... nel suo aspetto, il suo volto era come una vipera. Gli replicai: "Questo Vigilante, chi è?" Egli mi rispose: "Questo Vigilante è il Principe delle Tenebre e Re del Male". lo gli dissi: "Mio Signore, quale governo ha?" e Lui rispose "ogni sua via è oscura, ogni sua opera oscura. Nelle Tenebre egli vive. Tu vedi, egli ha potere su tutte le Tenebre, mentre io ho potere su tutta la Luce. Dalle, regioni superiori alle regioni inferiori io governo su tutta la Luce, e su tutto quello che è buono. lo governo su ogni uomo. lo ho ricevuto potere su tutti i figli della Luce". lo gli chiesi: "Quali sono i tuoi nomi" Egli mi rispose: "I miei tre nomi sono: Michele - Principe della Luce-Re della Giustizia. lo tutto vi farò conoscere, certamente io vi farò sapere; che tutti i figli della Luce saranno resi Luce, mentre tutti i figli delle Tenebre saranno resi oscuri. I figli della Luce avranno accesso alla Conoscenza, e i figli delle Tenebre saranno distrutti poiché tutta la follia e il Male sarà oscurato, mentre tutta la Pace e la Verità sarà resa Luce. Tutti i figli della Luce sono destinati alla Luce, alla gioia eterna, alla letizia. Tutti i figli delle Tenebre sono destinati alle Tenebre, alla morte e alla distruzione, per lo splendore per il popolo.»

Come evidenziato da Collins il manoscritto identifica uno dei due Vigilanti come Belial, il Principe delle Tenebre - Re del Male, l'altro invece come Michele - Principe della Luce Re della Giustizia (noto anche come Melchisedech).

«Fu però l'apparizione spaventosa di Belial - afferma l'autore inglese - a richiamare la mia attenzione, perché è presentato come orribile a vedersi e come un "serpente", termine così spesso usato per definire tanto i Vigilanti quanto i Nefilim. Il Vigilante dunque possiede un volto "come quello di una vipera", ma visto che porta anche un mantello "di tanti colori ma molto scuro", presumibilmente si trattava di un serpente antropomorfo.»

La descrizione di un Vigilante di aspetto serpentiforme risulta alquanto insolita, tuttavia come vedremo più avanti esistono raffigurazioni in terracotta di esseri-lucertola scoperti il secolo scorso tra le rovine di Tell al'Ubaid, una città mesopotamica esistita settemila anni fa vicino Ur nell'attuale Iraq.
Come già accennato in precedenza le cronache dei cosiddetti "Figli di Dio" e delle "Figlie degli Uomini" risultano chiaramente anomale rispetto al resto dei resoconti contenuti nella Genesi.
Tra l'altro in tutto il testo biblico non sono presenti, salvo in Genesi 6, riferimenti diretti all'avvento dei Figli di Dio o dei Nefilim, tanto meno qualche tipo di identificazione tra i" bene ha-elohim e i Vigilanti.

«L'informazione - ribadisce Collins - viene esclusivamente dalla letteratura enochica del primo e secondo secolo prima di Cristo. Genera ulteriore confusione il fatto che l'espressione bene ha-elohim significa in realtà "figli degli dèi"; anzi, il termine "elohim" è un femminile plurale irregolare, e quindi non si tratta neppure di "dèi", bensì di "figli delle dee". È una "patata bollente" teologica che non è mai stata spiegata in maniera soddisfacente. Nei capitoli della Genesi che seguono immediatamente quei versetti sibillini leggiamo delle generazioni di Noè e del suo successivo ruolo di salvatore del regno umano e animale. È una storia che impariamo tutti alle elementari, ma, come gran parte della Genesi, è scritta in modo poco chiaro, ripetitivo e contraddittorio. La Bibbia afferma che il Signore purgò la terra dalla sua corruzione e iniquità provocando un Diluvio Universale. ma non dice mai che i Figli di Dio, i Nefilim o gli uomini potenti vennero sterminati da questa catastrofe planetaria. Lo si deduce dal fatto che i soli sopravvissuti al Diluvio sono Noè e la sua famiglia. Ma molti elementi fanno pensare che alcuni membri della razza caduta siano sopravvissuti al cataclisma. Nel Pentateuco compaiono sparsi enigmatici riferimenti all'esistenza di giganti vissuti nel mondo biblico molto dopo la generazione di Noè. Questi terrificanti individui spesso figurano nelle guerre combattute nella terra di Canaan, l'attuale territorio comprendente Palestina, Giordania e Libano... Più avanti, nel Deuteronomio, si parla di Canaan come di una "terra di Refaim", o giganti. Il Deuteronomio dice anche che gli Ammoniti "li chiamavano Zamzummin: erano un popolo forte, numeroso e alto di statura come gli Anakim". E chi erano gli Anakim? Quale legame potrebbero avere con i Vigilanti e i Nejilim? Un buon indice analitico della Bibbia cita spesso gli Anakim; il luogo più importante si trova nel Libro dei Numeri (Numeri 13,33): "E laggiù abbiamo visto i Nejilim, i figli di Anak, discendenti di Nejilim: di fronte a loro sembravamo formiche, e loro così ci vedevano" [...] Il Libro dei Numeri riconosce esplicitamente gli Anakim come discendenti dei Nejilim: non dei Vigilanti o Figli di Dio, ma dei Nejilim. Questo è importante, perché implica che ai tempi di Mosè, quando il nucleo del Pentateuco veniva fissato e registrato per la prima volta, solo il termine "Nejilim" era usato per indicare la razza gigante caduta. Se, per un momento, consideriamo le controverse parole di Genesi 6 come interpolazioni molto successive, vediamo che altre denominazioni della razza caduta, come Vigilanti o Figli di Dio, erano chiaramente "ignote" alle tribù israelite del tempo di Mosè, attorno al 1300 a.C. Ciò implica che "nejilim", una parola che vuoi dire "i caduti", o "coloro che sono caduti", era il nome originale dato dagli israeliti agli angeli caduti. Una conferma si trova in Genesi 6. Il versetto 2 parla dei Figli di Dio che si presero le Figlie degli Uomini, mentre il versetto 4 dichiara fermamente che "i Nejilim erano sulla terra a quei tempi, e ci furono anche dopo, quando i Figli di Dio si unirono alle Figlie degli Uomini". La cosa sembrava abbastanza chiara: ci trovavamo davanti a due diverse tradizioni intrecciate tra loro: una relativa alla razza caduta nota agli antichi Ebrei con il nome di Nejilim, l'altra relativa ai benè ha-elohim, i Figli di Dio, esplicitamente identificati con i Vigilanti della tradizione enochica.»

Secondo l'autore inglese tutto lascerebbe supporre che il racconto di Genesi 6 possa essere un'aggiunta posteriore o manipolata al fine di includervi le due origini, indipendenti, di Nefilim e Vigilanti.
Da dove perverrebbe allora la leggenda dei Vigilanti? Possibile che fosse stata diffusa oralmente tra le tribù israelite da tempi remoti o proveniva da altre località mediorientali?
In effetti l'indagine condotta da Collins, attraverso i resoconti biblici di Geremia e Daniele, evidenzia proprio questa possibilità e in particolare l'influenza religiosa persiana esercitata sugli Ebrei durante l'esilio Babilonese.
All'epoca Babilonia oltre a essere una città cosmopolita era l'incrocio di vari culti religiosi diffusi in tutta la Mesopotarnia, fra cui lo zoroastrismo (dal nome del suo fondatore Zoroastro o Zarathustra vissuto in Persia tra il VII e il VI secolo a.C.).
Religione monoteistica, come il giudaismo, lo zoroastrismo (tra le più antiche e importanti religioni note dell'Iran antico o preislarnico) contempla un regno di angeli denominati "yazata" al servizio del supremo Ahura Mazda.
Tra gli yazata ci sono quelli più vicini ad Ahura Mazda, noti come i sei Amesha Spenta (gli Immortali benevoli) la cui origine andrebbe individuata in alcuni miti indoiranici più antichi dell'Asia centrale. Questi sei Amesha Spenta insieme ad Ahura Mazda, secondo l'autore inglese, corrisponderebbero ai sette arcangeli giudaici presenti nel Libro di Tobia, di Enoc e nei documenti del Mar Morto.
Lo Zoroastrismo (conosciuto anche come Mazdeismo, dal nome di Ahura Mazda) si presenta come una versione riformata di una precedente tradizione religiosa persiana, caratterizzata da numerosi elementi in comune con la religione vedica indiana. Il punto centrale dello zoroastrismo è la costante lotta tra bene e male; agli inizi della creazione, il Dio Supremo Ahura Mazda ("Signore saggio" caratterizzato da luce infinita, onniscienza e bontà) è opposto ad Angra Mainyu (o Ahriman) uno spirito malvagio delle tenebre, violenza e morte.
Il conflitto cosmico risultante interessa l'intero universo, inclusa l'umanità, alla quale è richiesto di scegliere quale delle due vie seguire; quella del bene e della giustizia porterà alla felicità, quella del male apporterà infelicità, inimicizia e guerra.

«Due importanti ebraisti - scrive Collins - WOE. Oesterley e TH. Robinson, hanno riconosciuto l'influenza dello zoroastrismo sul giudaismo in moltissimi aspetti, dall'angeologia alla demonologia, al dualismo, all'escatologia, alle epoche del mondo e alla resurrezione dell'anima, specialmente nel caso del Libro di Enoc. Inoltre, hanno concluso che le acquisizioni dalla religione persiana si verificarono sicuramente quando gli Ebrei si trovavano in esilio a Susa. Queste stesse opinioni sono condivise da uno studioso di antichità persiane come Richard N. Frye, professore di studi all'Harvard University, che sottolinea gli intensi apporti reciproci tra lo zoroastrismo e il giudaismo del dopo esilio. Sembrava proprio che, a proposito dell'influenza persiana sul Libro di Enoc, fossi sulla strada giusta: e riguardo alla storia dei Vigilanti? Erano venuti anch'essi dall'Iran? RH. Charles, lo studioso la cui traduzione inglese dell'Enoc etiopico rimane una delle migliori mai prodotte, sembrava pensare di sì. Le sue conclusioni erano che la leggenda dei Figli di Dio e delle Figlie dell'Uomo presentata in Genesi 6 apparteneva a "un mito molto antico, presumibilmente di origine persiana, secondo il quale i demoni avevano corrotto la terra prima dell'arrivo di Zoroastro e si erano alleati con le donne" (Charles, "The Book of Enoch", 1912). Della stessa opinione è il professor Philip Alexander, una delle massime autorità sul libro di Enoc: "L'angeologia fiorì nel giudaismo dopo l'esilio sotto l'influsso della religione iranica. È molto probabile che l'interpretazione dei Figli di Dio come angeli fosse uno dei modi in cui queste idee alquanto estranee furono inserite nel corpus della religione precedente l'esilio e naturalizzate" (N.d.A. Alexander, "The Targumin and Early Exegesis of Sons of God").»

Probabile a questo punto, come ipotizza lo stesso Collins, che i resoconti sui Figli di Dio sarebbero stati inseriti nel capitolo biblico della Genesi o ricomposti nel periodo in cui gli scribi revisionarono l'Antico Testamento, ovvero intorno al 445 a.C., cioè dopo il ritorno degli Ebrei dalla Persia.
Tra l'altro, che il termine "Figli di Dio" fosse un ennesimo nome dei Vigilanti lasciava dedurre che le credenze sulla loro caduta narrata dal patriarca Enoc provenissero dall'Iran. Non solo, la stessa Persia sembra abbia avuto una pesante influenza sui testi del Mar Morto.

«Per esempio - sottolinea l'autore inglese - nel Testamento di Amram, i due Vigilanti chiedono ad Amram, il padre di Mosè: "Chi di noi due vuoi che ti governi?" e quindi si presentano come "Belial... (Principe delle Tenebre) e Re del Male" e "Michele... Principe della Luce e Re del Bene". Altrove, nei Rotoli del Mar Morto, Belial, il Maligno, è appaiato a parole quali "Tenebre", "Mentitore" e "il Bugiardo", mentre il suo omologo opposto, Michele o Melchisedek, è legato a termini come "Luce", "Rettitudine" e "Verità". L'idea che l'oggetto della visione scelga tra luce e tenebre, verità e menzogna, rettitudine e falsità, si trova nei libri sacri dello zoroastrismo, dove a un individuo viene chiesto di scegliere tra "asha", "rettitudine" o "verità", e "druj", "falsità" o "menzogna". Questo principio dualistico è rappresentato da una parte da Ahura Mazda, il "saggio signore", e dall'altra da Angra Mainyu (spesso chiamato Ahriman nei testi persiani), lo "spirito malvagio" o "Principe del Male", equivalente iraniano di Belial, Satana o il Diavolo".»

L'ennesima conferma, sempre secondo l'autore, della connessione tra zoroastrismo e le cronache di Qurnran sarebbe riscontrabile nel fatto che per gli Esseni i seguaci della verità venivano definiti "Figli di Zadok" (Figli della verità, giusti) e i seguaci di Belial come "Figli delle Tenebre" o "della Menzogna".
Tra l'altro nella letteratura zoroastriana ritroviamo gli "ashavan" "seguaci della Rettitudine" o "della Verità" e i "dervan" "seguaci della Menzogna".
Tali conclusioni per il giornalista inglese confermerebbero decisamente non solo il rapporto tra lo zoroastrismo e il giudaismo ma anche tra la religione iranica e gli insegnamenti delle comunità del Mar Morto che si rifacevano alle leggi di Mosè.
Pertanto, viste le probabilità che tali comunità fossero anche alla base di testi apocrifi come il Libro di Enoc e il Testamento di Amram, sembrava ipotizzabile che le cronache sulla caduta dei Vigilanti provenissero dalla mitologia Iraniana.

IL LEGAME TRA CIELO E TERRA
In effetti, un ulteriore tassello chiarificatore sull'origine dei Vigilanti e dei Nefilim sembra provenire proprio dall'antica area mesopotamica, oggi compresa tra Iraq e Iran, e dallo studio della civiltà dei Sumeri.
Verso la fine del diciannovesimo secolo (1888-1900) il sito di Nippur (una delle più antiche città della Mesopotamia, sede del culto del dio sumero Enlil, leggendario fondatore della potente città stato), nell'Iraq meridionale a circa 160 chilometri a sud-est di Bagdad, fu oggetto di studi e scavi archeologici da parte di ricercatori americani dell'Università della Pennsylvania tra cui i professori John Peters e John H. Haynes.
Nel corso degli anni furono rinvenute migliaia di tavolette d'argilla scritte in cuneiforme, fra queste furono trovate le versioni più antiche, fra quelle note, della storia del Diluvio, dell'Epopea dell'eroe sumero Gilgamesh e di altre opere importanti tra cui testi in lessico e documenti scritti in Sumerico e Accadico.
Oltre alle tavolette furono ritrovate la ziggurat cadente, nota ai sumeri come Dur-an-ki "legame tra cielo e terra" e il famoso tempio dedicato a Enlil, chiamato E-kur, la "Casa della Montagna".
Tra i reperti rinvenuti Haynes esaminò dei frammenti di un cilindro che seppur poco comprensibili, essendo in parte semicancellati, lo fecero ritenere un cilindro di fondazione depositato in seguito a riparazioni del tempio condotte durante i regni di Naram-Sin o SharkaliSharri, gli ultimi due re di Akkad, la dinastia di origine semita che regnò sui Sumeri nella seconda metà del terzo millennio a.C.
In seguito il cilindro e le tavolette, oltre a vari reperti archeologici rinvenuti a Nippur e in altre località mesopotamiche, vennero trasportati all'"University Museum" di Filadelfia dove furono depositati nei sotterranei del museo all'interno di casse che vennero aperte solo negli anni '20 del secolo scorso dal professor George Aaron Barton del "Bryn Mawr College" di Filadelfia.
Barton, che divenne docente di Lingue semite presso l'"University of Pennsylvania", essendo al corrente degli studi fatti da Haynes decise di tradurre le iscrizioni contenute sui frammenti del cilindro di fondazione di E-kur (la Casa della Montagna).
Barton dopo un meticoloso e lungo lavoro si dichiarò convinto di trovarsi davanti al più antico testo conosciuto della Sumeria "forse il più antico al mondo" (Barton, "Miscellaneous Babylonian Inscriptions"). Al suo interno erano nominati diversi degli antichi dèi come Enlil, Enki e la poco nota dea Serpente Sir; quest'ultima, stando al testo di Barton, sembrava corrispondere alla sposa di Enlil, Ninlil o Ninkharsag, cosa che spinse il professore americano a ritenere Nippur quale probabile centro di culto di questa antica dea Serpente.
Inoltre alcune tavolette, per Barton non del tutto comprensibili nel loro contenuto, sembravano fornire una versione del mito sumero della creazione nonché inni su divinità e re divinizzati.
A ogni modo una volta terminati i suoi studi, i quali furono poi pubblicati dalla "Yale University Press", Barton abbandonò le tavolette di Nippur di cui per diversi anni nessuno sembrò interessarsi.
Tuttavia, negli anni '70 Christian O'Brien un ex geologo inglese, che aveva lavorato con una compagnia petrolifera in Iran, si appassionò al lavoro di Barton dopo aver letto una copia del suo libro.
O'Brien, che sapeva l'alfabeto cuneiforme, si rese conto che lo studioso americano aveva frainteso gran parte del contenuto delle tavolette e del cilindro di E-kur, per cui decise di ritradurre tutto facendo tra l'altro delle sorprendenti scoperte. Queste ultime vennero inserite nel libro, scritto insieme alla moglie Barbara Joy O'Brien, intitolato "The Genius of the Few - The Story of Those Founded the Garden in Eden", pubblicato in Gran Bretagna nel 1985.

«Gran parte del testo - riporta Collins - sembrava raccontare la storia di una razza di esseri divini noti come Anannage o Anunnaki (N.d.R. da Anun-na-ki tradotto generalmente "il cielo che giunge in terra" che secondo Z. Sitchin inidicherebbe "Coloro che dal Cielo sono venuti sulla Terra"), i grandi o principeschi discendenti, o figli, del cielo e della terra, che arrivano in una regione montuosa e si installano in una fertile valle. Chiamano l'insediamento "edin", parola accadica per "altopiano" o "gradone", o anche "gar-sag", o "Kharsag", che significa, secondo O'Brien, "zona recintata principale" o "zona recintata e levata". Gli Anannage gradatamente sviluppano una comunità agricola [...] I fondatori principali della comunità erano cinquanta, e i capi erano Enlil, il Signore della Coltivazione, e sua moglie Ninkharsag, la Signora di Kharsag, nota come Ninlil. Ripetutamente viene detta "la Signora Splendente" e, cosa più significativa, "la Signora Serpente" (Sir), il titolo che aveva indotto Barton a pensare che fosse una sorta di dea Serpente adorata a Nippur. Del gruppo faceva parte anche Enki, Signore della Terra, e Utu, o Ugmash, un dio solare. Gli Anannage possedevano un'organizzazione democratica, ma per le decisioni più importanti sul futuro di Kharsag si riuniva un consiglio di sette eletti. Occasionalmente l'essere supremo, Anu, il cui nome significa "cielo" o "alture", partecipava al consiglio per dare il suo parere sulle deliberazioni.»

In base alle traduzioni di particolari tavolette fatte da Q'Brien sarebbero emersi forti parallelismi tra alcune narrazioni epiche (in particolare un testo che narra di un'epidemia abbattutasi su Kharsag) e il resoconto ebraico del giardino dell'Eden:

«Le giare di pietra traboccavano di grano. La Signora Serpente si affrettò al Grande Santuario. Nella casa del suo uomo, il signore Enlil, era colpito dal male. La splendente costruzione, la casa della Signora Serpente, era colpita dal male. Malattia... malattia - correva dappertutto... La nostra splendida Madre - che sia protetta - che non soccomba... Dalle la vita - proteggila dalla disgrazia della malattia... non c'è riposo per questo Serpente; dalla malattia alla febbre [...] In Eden il cibo dev'essere cotto meglio. In Eden il cibo lavato dev'essere lavato molto meglio...»

Come giustamente osservò Q' Brien, non solo il termine "Eden" è menzionato due volte, ma il riferimento alla "Signora Serpente", epiteto per Ninkharsag, sarebbe secondo il geologo inglese la conferma evidente della natura scientifica dell'opera svolta dall'equivalente Serpente del racconto ebraico.

«Il "Serpente nel racconto ebraico" - afferma Collins - è un riferimento ai Vigilanti e ai Nefilim nel Libro di Enoc. Un'ulteriore conferma del legame tra Vigilanti e Anannage era il duplice riferimento al marito di Ninlil, Enlil, come allo "Splendido Serpente dagli occhi scintillanti", che ricorda le vivide descrizioni dei Vigilanti presenti nella letteratura enochica e del Mar Morto, in particolare nel testamento di Amran [...] Ancor più significativo era il riferimento al consiglio dei sette Anannage che deliberava sulle questioni più importanti dell'insediamento. Questi cosiddetti Sette Consiglieri, o Sette Saggi, avevano un posto di rilievo nella mitologia sumerica, o inoltre, negli scritti assiri del regno di Assurbanipal (668~627 a.C.), i sette Anannage, o Anunnaki, sono citati assieme agli "dèi stranieri" di Assaramazash, evidente riferimento al dio iranico Ahura Mazda e ai sei amesha spenta, che lascia pensare che le due serie di esseri divini fossero in realtà un solo insieme. Se le cose stanno così, ciò vuoi dire che il consiglio dei sette Anannage era quasi certamente la fonte non solo degli amesha spenta ma anche dei sette arcangeli della tradizione giudeo-cristiana. Questi, si ricorderà, sono citati nel Libro di Enoc come i principali Vigilanti rimasti fedeli al cielo al momento della caduta. Non c'era però, nelle tavolette di Kharsag, alcuna indicazione di una "caduta" degli Anannage, anche se niente fa pensare che il testo sia completo. Inoltre, anche altri testi sumerici presentano riferimenti agli Anannage, testi che fanno molta più luce sull'argomento. Sembra che originariamente gli Anannage fossero solo dèi del "cielo di Anu". Solo più tardi erano stati separati in due campi: gli dèi del cielo e gli dèi del ki, "la terra". Si fanno perfino le cifre: trecento Anannage al comando del dio Anu in cielo e seicento al comando del dio infero Nergal, che viveva "nella terra". Queste informazioni costituivano una prova, come pensava O'Brien, di una sorta di frammentazione dell'originario insediamento di Kharsag, in seguito alla quale un folto gruppo di Anannage ribelli avevano deciso di non rimanere in isolamento tra le montagne ma di scendere nelle pianure dell'antico Iraq e vivere in mezzo al genere umano? Era la stessa vicenda raccontata nel libro di Enoc sulla "caduta" dei duecento Vigilanti ribelli? Certo, sono molte le strane storie, conservate nella mitologia sumerica, che raccontano di come gli Anannage un tempo vissero tra i mortali. Per esempio, si diceva avessero progettato e fondato l'antica città sumerica di Kish. Si erano anche "messi al lavoro per aiutare nella costruzione del tempio a Girsu", mentre in un altro mito veniva loro assegnata "una città come luogo in cui dimorare". Questo "luogo" probabilmente era Eridu, la più antica città stato sumerica, che si dice avesse non meno di cinquanta Anannage, lo stesso numero che compare nei testi di Kharsag.»

Quanto finora esposto sia da Collins sia dagli O'Brien in merito agli Anannage-Anunnaki, anche se entrambe non condividono la natura extraterrestre di tali esseri, sembrerebbe collimare incredibilmente con la teoria diffusa sin dal 1976 dal sumerologo Zecharia Sitchin nel famoso volume "The 12th Planet" ("Il Dodicesimo Pianeta", edito in Italia nel 1983). Sitchin, nei suoi libri, la serie denominata "Cronache della Terra", sostiene la teoria che i Nefilim fossero una razza in carne e ossa d'origine extraterrestre giunta sulla Terra da un "dodicesimo pianeta", in realtà sarebbe un "Decimo Pianeta", presente nel Sistema Solare (con un'orbita ellittica che transiterebbe tra Marte e Giove ogni 3.600 anni circa) chiamato nei testi antichi sumeri Nibiru (Pianeta dell'Attraversamento).
In base a quanto scrive Sitchin la parola Anunnaki significa letteralmente "Coloro che dal Cielo vennero sulla Terra".
Tra l'altro il noto studioso evidenzia come la storia ebraica di Enoc sembri ricalcare quella del mito sumero dell'antidiluviano En.me.dur.anna ("Maestro delle Divine Tavole del Legame Celeste"), meglio noto come En.me.dur.an.ki ("Maestro delle Divine Tavole del Legame tra Terra e Cielo") originario di Sippar.
Stando a quanto riportato da Sitchin nel volume "Divine Encounters", pubblicato in Italia dal Gruppo Editoriale Futura nel '97 col titolo "Dio, angeli, extraterrestri ed esseri multidimensionali" (riedito nel 2007 dalle Edizioni Piemme col titolo: "La Bibbia degli Dèi"), i parallelismi tra i due racconti sono evidenti: come la lista biblica dei regni dei dieci Patriarchi antidiluviani, la lista sumera dei primi Re menziona dieci governanti prima del Diluvio.
La lista biblica riporta Enoch quale settimo governante così come risulta settimo Enmeduranki nella lista sumera.
Così come descritto nel racconto di Enoch anche Enmeduranki venne portato in cielo da due esseri divini per assimilare diverse scienze.
Inoltre, stando a quanto riportato da Sitchin nel volume "Gli Architetti del Tempo" (Piemme, 2001) secondo gli "Elenchi dei Re" sumerici, Enrneduranna era il settimo detentore della sovranità dell'epoca precedente al Diluvio, e regnò a Sippar per sei orbite di Nibiru prima di diventare sommo sacerdote e ricevere il nuovo nome di Enrneduranki.

«Nel Libro di Enoch - afferma Sitchin - leggiamo che fu l'arcangelo Eriel ("Dio è la mia luce") a mostrare a Enoch i segreti del Sole (solstizi ed equinozi, "sei portali" in tutto), le "leggi della Luna" (compresa l'intercalazione) e le dodici costellazioni di stelle, "tutti i meccanismi del cielo". E alla fine di quest'opera di istruzione Uriel diede a Enoch - come Shamash e Adad avevano dato a Enmeduranki - "tavole celesti" che egli doveva studiare attentamente e sulle quali doveva annotare "ogni singolo fatto".»

Tra l'altro, quest'ultimo resoconto era già stato analizzato dal noto sumerologo nel saggio "Divine Encounters" proprio per evidenziarne l'evidente somiglianza con il racconto di Enoch.

«Le Liste dei Re sumeri - scrive Sitchin - parlano di un "regno" di 21.600 anni (sei Sar) per Enmeduranki a Sippar - un dettaglio estremamente significativo. Innanzitutto rivela che a un certo punto del tempo gli Anunnaki nominarono alcuni esseri umani prescelti, affinché agissero come EN ("capo") di uno degli insediamenti antidiluviani (in questo caso, Sippar), un aspetto tipico del fenomeno dei semidei. In secondo luogo, come nella nostra ipotesi per riconciliare la durata della vita dei Patriarchi biblici prima del Diluvio con quella dei Sumeri, notiamo che 21.600 diviso per 60 dà 360. Sebbene la Bibbia assegni a Enoch una presenza sulla Terra durata 365 anni, il Libro di Enoch dà 360 come numero dei libri scritti da Enoch, nei quali egli registrò la conoscenza che gli era stata concessa. Questi dettagli non soltanto mettono in evidenza le somiglianze tra Enoch ed Enmeduranki, ma confermano anche la nostra ipotesi sul calcolo del tempo dei Sumeri e della Bibbia riguardo al periodo anteriore al Diluvio. Il testo che narra l'ascesa e l'apprendistato di Enmeduranki fu ricomposto a partire da frammenti di tavolette, provenienti per la maggior parte dalla biblioteca di Ninive, presentate in una versione di W.G. Lambert ("Enmeduranki e il materiale relativo", pubblicata su "Journal of Cuneiform Studies"). La fonte principale è il racconto di alcuni eventi antidiluviani iscritti su tavolette di argilla da un re babilonese a sostegno della sua pretesa al trono, grazie alla sua "antica discendenza regale, seme preservato da prima dell'Alluvione, progenie di Enmeduranki che governò a Sippar". Dopo aver così affermato il suo importante collegamento ancestrale con un governante antidiluviano, il re babilonese continua raccontando la storia di Enmeduranki: "Enmeduranki era principe a Sippar, beneamato di Anu, Enlil ed Ea. Shamash nel Tempio Luminoso lo nominò sacerdote. Shamash e Adad (lo portarono) nell'assemblea (degli dèi)"". [...] Dopo aver appreso "i segreti del Cielo e della Terra", tra cui in particolare la medicina e la matematica, Enmeduranki fu riportato a Sippar con l'ordine di rivelare alla popolazione il suo Incontro Divino e trasmettere le sue conoscenze all'umanità, tramandandone i segreti da una generazione di sacerdoti all'altra, di padre in figlio: "Il saggio erudito, che conserva i segreti dei grandi dèi, legherà il suo figlio prediletto con un giuramento davanti a Shamash e Adad. Con le Divine Tavole, con uno stilo, lo istruirà nei segreti degli dèi". La tavoletta con questo testo, ora conservata al British Museum di Londra, porta un postscriptum: "Così fu creata la linea dei sacerdoti, coloro che hanno il permesso di avvicinare Shamash e Adad". Secondo questa versione dell'ascesa al cielo di Enmeduranki, la sua dimora era a Sippar ("il centro di culto" postdiluviano di Shamash) ed è qui che egli usò le Tavole Divine per insegnare la conoscenza segreta ai sacerdoti suoi successori. Questo dettaglio stabilisce un solido collegamento con gli eventi del Diluvio, perché secondo le fonti mesopotamiche riportate anche da Berossus (un sacerdote babilonese, che nel secondo secolo avanti Cristo compilò una "storia del mondo" in greco), le tavolette contenenti la conoscenza rivelata all'umanità dagli Anunnaki prima del Diluvio vennero seppellite a Sippar per conservarle.»

Note:
1. San Dionigi l'Areopagita - nobile ateniese vissuto nel primo secolo d.C., convertito da Paolo alla fede cristiana fu suo discepolo e in seguito venne consacrato primo vescovo di Atene. A lui sarebbero attribuiti i 15 capitoli del breve trattato "De Caelesti Hierarchia " (La Gerarchia Celeste).
2. S. Isidoro di Siviglia (560-636 d.C.) vescovo, storico e grammatico fu uno dei più importanti compilatori e uno dei più grandi maestri del Medio Evo. Scrittore enciclopedico noto per le sue Etimologie, un'utile "somma" della scienza antica, della quale condensò i principali risultati.
3. San Giovanni Damasceno (Damasco, 676 circa - Laura di San Saba, 749 circa) è stato un presbitero e teologo siriano. Di famiglia araba di fede cristiana, figlio di Sarjun ibn Mansur e nipote di Mansur è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. L'opera più ricordata è il "De Fide Orthodoxa", ma il teologo è stato autore di trattati teologici dedicati alla Madonna, del compendio di teologia "Fonte della conoscenza" e dei "Tre discorsi in favore delle sacre immagini". Nel 1890 Leone XIII lo ha proclamato dottore della Chiesa.
4. Il Libro di Enoch è un testo apocrifo di origine giudaica la cui redazione definitiva risale al I secolo a.C. Ci è pervenuto integralmente in una versione in lingua ge' ez (antica lingua dell'Etiopia), donde il nome "Enoch etiope". Non è accolto tra i libri della Bibbia ebraica e cristiana, a eccezione della Bibbia copta. Al patriarca antidiluviano la tradizione ebraico-cristiana ha riferito 3 distinti testi: 1Enoch o Enoch etiope, generalmente indicato come Libro di Enoch; 2Enoch o Enoch slavo o Apocalisse di Enoch o Libro dei Segreti di Enoch; 3Enoch o Apocalisse di Enoch. Secondo gli studiosi il Libro di Enoch" sarebbe il frutto di una rielaborazione conclusiva armonizzante a partire da 5 testi precedenti autonomi (a volte il Libro di Enoch viene definito come il Pentateuco di Enoch): "Libro dei Vigilanti", "Libro delle Parabole", "Libro dell'Astronomia", "Libro dei Sogni", "Lettera di Enoch". In seguito ai ritrovamenti avvenuti presso Qumran sarebbe stato stabilito con certezza che la lingua originaria dei 5 testi fosse l'aramaico.

© Copyright 2000-2009 Cristoforo Barbato

http://www.secretum-omega.com/

 

Archivio Ignoto

Galleria Ignoto

copignoto copcropc05 copghost04 copufo01 copcropc03 copufo04 copghost02 copufo05 copufo02

Visitatori Aprilia2.com

mod_vvisit_counterOggi10
mod_vvisit_counterIeri125
mod_vvisit_counterQuesta Settimana135
mod_vvisit_counterSettimana Scorsa1241
mod_vvisit_counterQuesto Mese864
mod_vvisit_counterTutte31149

Sondaggio Ignoto

2012 cosa accade ?
 

Sondaggio Ignoto

Ipotesi più valida ?
 

CopyRight Aprilia2.com @2009 all right reserved Admin 01.01.2009