Dal cielo alla terra

di Cristoforo Barbato - www.secretum-omega.com
(Quarta Parte)
CARL SAGAN E I "MITI" SUMERI
Ora, affrontare ulteriormente le ricerche del noto sumerologo in tale contesto comporterebbe un'ampia divagazione che rischierebbe di deviare troppo dal fiIone principale di questo dossier.
L'unico aspetto che vorrei sottolineare è quello delle implicazioni che scaturirebbero dall'effettiva veridicità dei contenuti dei testi sumeri inerenti Nibiru e gli stessi Anunnaki.
Come evidenziato dallo stesso Sitchin confermerebbe non solo che nello spazio c'è vita ma anche l'esistenza di esseri intelligenti dalle conoscenze altamente avanzate, capaci di viaggiare nello spazio già migliaia di anni fa e che avrebbero ciclicamente interagito con la Terra.
Tuttavia il vero interrogativo, che lo stesso sumerologo si pone, è questo:
«E sarà proprio svelare l'identità di chi vive su Nibiru - non la sua esistenza - a sconvolgere l'ordine politico, religioso, sociale, economico e militare. Quali saranno le ripercussioni "quando" - non "se" - Nibiru verrà trovata? Su questa domanda, credetemi, molti hanno già iniziato a riflettere a fondo.» ("L'altra Genesi" Ediz. Piemme).
Sfortunatamente ancora oggi negli ambienti accademici come all'interno della comunità ufologica si tende a etichettare sbrigativamente, e anche con un certo pressappochismo o esclusiva malafede, come totali fandonie le tesi sviluppate da Sitchin (pur con alcune luci e ombre) così come le leggende e i miti legati alla civiltà dei Sumeri.
Atteggiamento quest'ultimo che decisamente non contraddistinse il famoso astronomo Carl Edward Sagan (scomparso nel 1996) il quale invece mostrò una certa attenzione ai miti sumeri giungendo, pur con tutte le cautele, a conclusioni non molto dissimili da quelle formulate da Sitchin.
Figlio di una coppia di immigrati ebrei russi, Sagan, laureato in fisica (specializzato in astrofisica) presso l'Università di Chicago, oltre a essere uno dei più famosi astronomi del XX secolo è stato un grande scrittore e divulgatore scientifico (nel 1978 vinse il Premio Pulitzer) autore di centinaia di articoli specialistici.
Pioniere dell'esobiologia, Sagan oltre a essere direttore del "Laboratory for Planetary Studies" alla "Cornell University" è stato consulente della NASA per i principali programmi esplorativi spaziali americani "Mariner", "Viking", "Apollo", "Voyager" e "Galileo"; fu anche uno tra i principali ideatori e divulgatori del programma SETI (il programma per la ricerca di intelligenza extraterrestre).
Nel 1980 fondò con Bruce Murray e Louis Friedman la "Planetary Society", una società senza fini di lucro, con la missione di ispirare i popoli della Terra a esplorare altri mondi, comprendere il nostro, e cercare vita altrove.
L'astronomo americano, che insieme a Frank Drake suggerì di collocare la famosa targa, con un messaggio universale rivolto a eventuali intelligenze extraterrestri, a bordo della sonda "Pioneer 10", era noto per il suo ufficiale e apparente scetticismo sugli UFO e l'Ufologia in generale, definita una pseudoscienza. Tuttavia, non sempre Sagan è stato di questo avviso, un esempio lampante sono le affermazioni che fece, in tempi non sospetti, nel corso di un convegno dell'"American Rocket Society", tenuto a Los Angeles nel 1962, dove dichiarò:
«L'uomo deve essere preparato ad affrontare la probabilità che siamo già stati visitati da esseri intelligenti da altri mondi - e che hanno, o hanno avuto - basi sulla nostra Luna.»
Tra l'altro Sagan fu a capo di una commissione della "Cornell University" che per conto della NASA realizzò i contenuti del "Voyager Golden Record", un disco registrato di rame placcato d'oro installato sulle sonde "Voyager 1" (lanciata il 5 settembre 1977) e "Voyager 2" (lanciata il 20 agosto 1977).
Nel disco, che conteneva immagini e suoni della Terra assieme a qualche istruzione su come suonarlo nel caso fosse stato trovato, venne inserito un messaggio omnicomprensivo, una sorta di capsula temporale con l'obiettivo di comunicare la storia del nostro mondo a eventuali forme di vita extraterrestre. Inoltre fu inserita una selezione musicale proveniente da diverse culture ed epoche, oltre ai saluti di abitanti della Terra in 55 lingue diverse (tra cui accadico, aramaico e sumero) e la riproduzione del messaggio del presidente USA Jimmy Carter e del Segretario Generale dell'ONU Kurt Waldheim.
Ebbene, un aspetto decisamente curioso del "Voyager Golden Record" è che i saluti nelle diverse lingue iniziano con l'accadico (lingua assiro-babilonese, che sostituì il sumerico, appartenente alla famiglia delle lingue semitiche, usata in Mesopotamia dal III al I millennio a.C.) la lingua parlata dai Sumeri circa 6000 anni fa.
In merito agli antichi sumeri Sagan fece delle considerazioni interessanti all'interno del suo primo saggio scientifico, pubblicato in USA nel 1966 "The Intelligent Life in the Universe" ("La vita intelligente nell'Universo", Feltrinelli 1980) e scritto assieme all'astrofisico sovietico losif Samuilovic Sklovskij.
Proprio nel capitolo 33 intitolato "Possibili conseguenze del contatto diretto" l'astronomo americano, indicando l'effettiva possibilità che sulla Terra si sia verificato un contatto con una civiltà extraterrestre in un lontano passato, evidenzia alcuni criteri che un mito scaturito da un tale evento dovrebbe presentare per essere seriamente preso in considerazione.
«A una leggenda - sostiene Sagan - noi chiediamo dunque qualcosa di più della comparsa di uno strano essere che fa cose straordinarie e che vive in cielo. Il racconto risulterebbe senza dubbio più attendibile se a esso non venisse aggiunto qualche ovvio elemento soprannaturale. La credibilità della leggenda sarebbe accresciuta da una descrizione della morfologia dell'essere intelligente non umano, da una chiara esposizione di realtà astronomiche che un popolo primitivo non potrebbe conoscere con i suoi propri mezzi, o da una trasparente presentazione delle finalità del contatto. Una tale, insolita evenienza sarebbe certamente descritta nelle leggende e nei miti del popolo che fosse venuto in contatto con i viaggiatori spaziali. Gli astronauti sarebbero probabilmente raffigurati come esseri in possesso di caratteristiche divine e dotati di poteri soprannaturali. Un particolare accento sarebbe posto sul loro arrivo dal cielo e sulla successiva partenza di nuovo alla volta del cielo. Questi esseri potrebbero avere insegnato agli abitanti della Terra arti utili e scienza fondamentali, che potrebbero trovare un riflesso nelle loro leggende e nei loro miti. [...] Alcuni anni or sono, mi imbattei in una leggenda che soddisfaceva più da vicino alcuni dei criteri che abbiamo fissato per un genuino mito sorto attorno a un contatto. È un mito particolarmente interessante perché si riferisce alle origini della civiltà sumerica. Sumer fu un'antica civiltà - forse la prima - nel senso contemporaneo del termine sul pianeta Terra. Fu fondata nel IV millennio a.C. o anche prima. Non sappiamo da dove i Sumeri provenissero. La loro lingua era strana; essa non ha affinità con alcuna lingua indoeuropea, semitica o di altra famiglia nota, e viene compresa solo perché un popolo posteriore, quello accadico, compilò un esteso dizionario sumerico-accadico. I successori dei Sumeri e degli Accadici furono i Babilonesi, gli Assiri e i Persiani. La civiltà sumerica è dunque sotto molti aspetti la progenitrice della nostra. lo penso che, se la civiltà sumerica è descritta dai discendenti dei Sumeri come una civiltà di origine non umana, valga la pena di esaminare con diligenza le leggende in questione. Non sostengo che quanto segue sia necessariamente un esempio di un contatto con extraterrestri, ma è il tipo di leggenda a meritare uno studio più approfondito. Presa alla lettera, la leggenda suggerisce che fra esseri umani e una civiltà non umana dai poteri immensi sulle rive del Golfo Persico, forse in prossimità dell'antica città sumerica di Eridu, sia avvenuto un contatto, nel IV millennio a.C. o ancor prima. Ci sono tre diversi racconti degli Apkallu, risalenti ai tempi classici. Ciascuno di essi può essere ricondotto a Beroso, un sacerdote di Bel-Marduk, nella città di Babilonia, al tempo di Alessandro Magno. Beroso, a sua volta, aveva accesso a documenti cuneiformi e pittografici risalenti a varie migliaia di anni prima. È importante citare la maggior parte della leggenda, nella forma in cui essa è disponibile oggi. Il modo di presentazione è non meno sorprendente del contenuto. Le traduzioni citate, dal greco al latino, sono tratte dagli "Ancient Fragments", a cura di Cory. Nell'edizione riveduta del 1876: L'esposizione di Alessandro Poliistore: "Beroso, nel suo primo libro sulla storia di Babilonia, ci informa di essere vissuto al tempo di Alessandro, figlio di Filippo. E dice che a Babilonia c'erano racconti scritti conservati con la massima cura, comprendenti un periodo di quindici miriadi di anni. Questi scritti contenevano una storia del cielo e del mare; della nascita dell'umanità; e anche di coloro che avevano un governo sovrano; e delle azioni da loro compiute... A Babilonia (a quei tempi) c'era una grande affluenza di gente di varie nazioni, che abitavano la Caldea e vivevano senza governo e senza ordine, come le bestie dei campi. Nel primo anno fece la sua comparsa, da una parte del Golfo Persico che confinava con Babilonia, un animale dotato di ragione, che veniva chiamato Oannes. (Secondo il racconto di Apollodoro) l'intero corpo dell'animale era simile a quello di un pesce; e sotto una testa di pesce aveva un'altra testa, e di sotto anche piedi, simili a quelli di un uomo, uniti inferiormente alla coda di pesce. Anche la sua voce e la sua loquela erano articolate e umane, e una raffigurazione di lui si è conservata sino a oggi. Quest'essere, di giorno era abituato a conversare con gli uomini; ma in quel tempo non prendeva cibo, e insegnava loro le lettere, e scienze e ogni sorta di arte. Insegnava loro a costruire case, a fondare templi, a compilare leggi e spiegava loro i principi della conoscenza geometrica. Insegnava loro a distinguere i semi della terra e come raccogliere i frutti. In breve, li istruiva in tutto ciò che poteva contribuire a ingentilire i modi e a umanizzare il genere umano. Da quell'epoca, tanto universali furono i suoi insegnamenti che nulla di importante è stato aggiunto a quanto fu insegnato da lui. Quando il sole tramontava, era costume di quest'essere rituffarsi in mare, e dimorare tutta la notte nell'acqua; era infatti anfibio. Dopo questo, apparvero altri animali simili a Oannes, dei quali Beroso promette che parlerà quando affronterà la storia dei re"... Il racconto di Apollodoro: "Questa è la storia che ci è stata trasmessa da Beroso: Egli ci dice che il primo re fu Aloro di Babilonia, un caldeo; egli regnò dieci sari; gli successero Alaparo e poi Amelone, che veniva da Pantibiblo; poi Ammenone il caldeo, al cui tempo apparve il Musaro Oannes, l'Annedoto, dal Golfo Persico. (Alessandro Poliistore, anticipando l'evento, dice che egli apparve il primo anno; Apollodoro ne colloca la comparsa dopo quaranta sari; mentre Abideno fa comparire il secondo Annedoto dopo ventisei sari.) Successe poi Megalaro, della città di Pantibiblo, che regnò diciotto sari; e dopo di lui Daono, il pastore, di Pantibiblo, regnò dieci sari; al suo tempo (egli dice) apparve di nuovo, dal Golfo Persico, un quarto Annedoto, che aveva la stessa forma dei precedenti, ossia la forma di un pesce mescolata con quella di un uomo. Regnò poi Euedoresco, della città di Pantibiblo, per la durata di diciotto sari. Al suo tempo apparve un altro personaggio, il cui nome era Odacon, dal Golfo Persico come gli altri, simile ai precedenti, con la stessa forma complessa intermedia fra quella di un pesce e quella di un uomo. (Tutti questi, dice Apollodoro, riferirono in modo particolareggiato e circostanziato su tutto ciò che Oannes li aveva informati...) Regnò poi Amempsino, un caldeo di Laranchae, che governò per otto sari. Alla morte di Otiarte, suo figlio Xisutro regnò per diciotto sari. Al suo tempo ci fu il Grande Diluvio"... Dal seguito del racconto di Alessandro Poliistore: "Alla morte di Ardate, gli successe il figlio Xisutro, che regnò diciotto anni. Al suo tempo ci fu il Grande Diluvio, la storia del quale viene riferita in questo modo. Il dio Crono gli apparve in una visione e gli dette notizia che il quindicesimo giorno del mese Daesia ci sarebbe stato un diluvio, dal quale l'umanità sarebbe stata distrutta. Gli ingiunse perciò di affidare a uno scritto la storia del principio, progresso e termine di tutte le cose, fino al presente, e di seppellire questi documenti in un luogo sicuro nella Città del Sole a Sippara; e di costruire una nave e di prendere con sé i suoi amici e parenti; e di portare a bordo tutto ciò che fosse necessario per sostenere la vita, e di prendere anche tutte le specie di animali che o volano o vagano sopra la Terra; e di fidarsi completamente. Avendo chiesto alla divinità verso dove doveva navigare, gli fu risposto: 'Verso gli Dèi'"... La civiltà sumerica viene rappresentata dai discendenti dei Sumeri stessi come di origine non umana. Nel corso di diverse generazioni appaiono vari strani esseri. Il loro unico scopo apparente è quello di istruire l'umanità. Ciascuno di loro conosce la missione e le opere dei predecessori. Quando una grande inondazione minaccia la sopravvivenza del nuovo sapere introdotto presso gli uomini, si prendono provvedimenti per assicurarne la conservazione. Così è spiegato formalmente l'accesso di Beroso a documenti anteriori al diluvio. La natura semplice di questo racconto di un contatto con esseri superiori è degna di nota. Oannes e gli altri Apkallu sono descritti variamente come "animali dotati di ragione", come "esseri", come "semidemoni" e come "personaggi". Essi non vengono mai descritti come dèi.»
Sagan, tra l'altro, non manca di fare riferimento ad alcuni dei sigilli cilindrici accadici analizzati anche da Sitchin nei suoi volumi, a partire dal 1976, tra cui il famigerato VA/243 (custodito presso il Museo di Stato di Berlino) in cui, secondo il sumerologo, sarebbe rappresentato il nostro Sistema Solare e il Decimo Pianeta.
«Possiamo menzionare infine - afferma Sagan - alcune idee rilevanti della mitologia sumerica. Gli dèi sono caratterizzati da una varietà di forme, non tutte umane. Essi hanno un origine celeste. In generale, ciascuno di essi è associato a un astro diverso. In effetti nei pittogrammi sumerici più antichi, che precedettero la scrittura cuneiforme, i simboli per dio e per stella sono identici. Il cosmo è concepito come uno Stato governato da un'assemblea apparentemente rappresentativa e democratica di dèi, che prendevano le grandi decisioni sul destino di tutti gli esseri. All'interno dell'assemblea c'era un gruppo più ristretto di divinità più eminenti, chiamate "i sette dèi che decidono le sorti" (N.d.R. cfr. Consiglio dei sette Anannage- Anunnaki menzionati in precedenza da Collins). Un tale quadro non è del tutto diverso da quello che potremmo attenderci se la Galassia fosse governata da una rete di civiltà confederate. Alcuni dati astronomici e altre idee della civiltà sumerica e di quelle che le successero sono registrati su sigilli cilindrici: piccoli cilindri che, fatti rotolare sull'argilla o su altro materiale molle, vi lasciavano in negativo la propria impronta [...] Nelle illustrazioni 5, 6, 7 e 8 vediamo le riproduzioni di quattro di tali sigilli cilindrici che si trovano oggi in vari musei. In ciascuno di essi c'è una chiara rappresentazione di un qualche oggetto celeste: un cerchio, o una sfera, centrale, circondato da altri cerchi o sfere generalmente più piccoli. Nell'illustrazione 5 vediamo che il cerchio centrale è circondato da raggi e che può essere identificato molto chiaramente come un sole o una stella. Ma come dobbiamo interpretare gli altri oggetti che circondano ciascuna stella? È quanto meno un assunto naturale che rappresentino i pianeti. Ma l'idea di pianeti che orbitino attorno a soli e stelle è un 'idea che ebbe origine sostanzialmente con Copernico, anche se speculazioni più antiche su questo stesso orientamento erano menzionate già nell'antica Grecia. Il sigillo cilindrico nell'illustrazione in alto a sinistra presenta, curiosamente, nove pianeti attorno al sole prominente in cielo (e, leggermente più a destra, due pianeti minori). Le altre rappresentazioni di sistemi planetari - se possiamo chiamarli così - presentano una variazione degna di nota del numero dei pianeti per ciascuna stella e i pianeti che la accompagnano sembrano associati a una particolare divinità. Un cilindro ancor più enigmatico può essere osservato nell'immagine 9. Questi sigilli cilindrici potrebbero non essere altro che gli esperimenti dell'inconscio degli uomini dell'antichità per comprendere e raffigurare un ambiente talvolta incomprensibile, talvolta ostile. Le storie degli Apkallu potrebbero essere state inventate di sana pianta, forse dallo stesso Beroso. La società sumerica potrebbe essersi sviluppata gradualmente nel corso di molte migliaia di anni. In ogni caso, una dimostrazione del tutto convincente di un passato contatto con una civiltà extraterrestre sarà sempre difficile da fornire sulla base di sole testimonianze scritte. Ma storie come la leggenda di Oannes e rappresentazioni specialmente delle civiltà più antiche comparse sulla Terra meritano uno studio critico molto più approfondito di quanto non si sia fatto finora, e la possibilità di un contatto diretto con una civiltà extraterrestre dev'essere tenuta presente come una fra le molte possibili interpretazioni alternative.»
LE STATUlNE SERPENTIFORMI DELLA CULTURA UBAID
In merito ai Vigilanti, e a quanto documentato da Collins nel suo volume, mi sembra doveroso riprendere il discorso, lasciato in sospeso precedentemente, sulla descrizione alquanto insolita di un Vigilante fornita dal "Testamento d'Amran".
In questo documento, come abbiamo visto, uno dei due, quello chiamato Belial, viene descritto con un volto di vipera, una caratteristica che curiosamente ritorna nel resoconto di Kharsag dove il dio Enlil viene definito "il serpente con gli occhi splendenti".
La descrizione di questo Vigilante d'aspetto serpentiforme sembra rievocare, come suggerito dallo stesso giornalista britannico, le figure in terracotta della dea "lucertola" risalenti alla cultura Ubaid presente nelle pianure dell'Iraq intorno al 5000 a.C.
La scoperta di questo popolo, il cui nome deriva dall'insediamento di Tell al'Ubaid rinvenuto a circa sette chilometri a nord dell'antica città di Ur e di Eridu, venne fatta nel 1922 dall'archeologo britannico Sir Leonard Woolley (famoso per gli scavi nell'antica città sumera di Ur, effettuati tra il 1922 e il 1929).
La campagna di scavi di Woolley, che continuò fino al 1934, venne condotta sotto il patrocinio del "British Museum" e del museo dell'Università della Pennsylvania.
Disceso dagli alti monti Zagros verso il 5000 a.C., il popolo Ubaid iniziò a insidiarsi nell'Iraq del nord per poi diffondersi verso sud in nuove comunità, tra cui Tell al'Ubaid, intorno al 4500 a.C.
Numerosi insediamenti erano stati ereditati da una cultura precedente più avanzata, specialmente in campo agricolo, nota come Samarra, la quale fu all'origine della nascita della prima città mesopotamica di Eridu verso il 5500 a.C.
Con la cultura di Ubaid si registrò un grande sviluppo della civiltà neolitica nel sud della Mesopotamia; l'agricoltura uscì dallo stadio primitivo grazie a nuove tecniche d'irrigazione e alla bonifica dei luoghi paludosi.
Nel corso degli scavi furono rinvenuti diversi reperti fra cui frammenti di terrecotte dipinte, attrezzi di selce e di ossidiana e delle enigmatiche "statuine antropomorfe serpentiformi". Queste ultime presentavano tratti maschili e soprattutto femminili (le statuine presentano o il pelo pubico femminile o i genitali maschili), con corpi proporzionati nudi e snelli, spalle larghe e strane teste di rettile definite dagli studiosi "del tipo della lucertola".
Le teste risultavano essere allungate, a punta e con grandi occhi obliqui (definiti "occhi a chicco di caffè") e una folta massa di bitume sulla sommità del capo a rappresentare un'alta acconciatura.
Alcune statuine femminili hanno le mani sui fianchi e i piedi uniti mentre tra le maschili una, con le braccia tese orizzontalmente sulla parte superiore del torace, regge con la mano sinistra una specie di scettro.
Sulla parte superiore del busto le statuine sembrano ornate da una sorta di sfere d'argilla che dovrebbero rappresentare perle di una qualche sorta di collana cerimoniale.
Tuttavia la più misteriosa di queste rappresentazioni è quella di una statuetta femminile che stringe sul suo seno un bambino il quale con la mano sinistra sembra stringere la mammella, come se stesse succhiando il latte).
«È un 'immagine toccante - ribadisce Collins - ma ha un particolare raggelante: il bambino ha lunghi occhi obliqui e la testa di rettile. La cosa è assai significativa, perché fa capire che il bambino è nato così: ossia, le figure degli adulti non portano una maschera né simboleggiano qualche forma di divinità animale, ma sono immagini di persone con lineamenti di rettile [...] Il serpente era stato un elemento fondamentale nelle pratiche religiose dell'antica Mesopotamia, dove era identificato con la saggezza degli dèi, la loro energia sessuale e il controllo sul regno dell'aldilà. Inoltre, il folklore armeno, come le religioni dei Magi di Media e degli Yezidi del Kurdistan iracheno, indicavano che l'adorazione e la venerazione del serpente erano rimaste un aspetto importante delle religioni irachena e iraniana fino ai tempi moderni. Tutto ciò non spiega perché la cultura di Ubaid dovesse porre queste immagini serpentiformi nelle tombe dei suoi morti. Le pratiche rituali spesso nascono dalla paura e dalla superstizione: è possibile dunque che l'uso nascesse dal timore che potesse accadere qualcosa di terribile se queste statuette non fossero state sistemate accanto al defunto. Quale poteva essere questo pericolo? E di quali serpenti si trattava? Quelli che strisciano al suolo o quelli che si introducono camminando in una comunità, spargono il terrore e portano via uomini e donne per i loro scopi, se dobbiamo credere ai racconti ebraici sulla caduta dei Vigilanti e sul flagello dei Nefilim? Forse l'uso di queste figurine si era sviluppato in conseguenza diretta del contatto tra la cultura dei Vigilanti delle alture kurde e le comunità neolitiche delle pendici montane kurdo-irachene, che trasmisero le loro pratiche superstiziose ai primi abitanti della Mezzaluna Fertile attorno al 5000 a.C.?»
Tra l'altro, secondo alcuni esperti, tali immagini "serpentiformi" in un passato venivano ritenute rappresentazioni della Dea Madre, cosa che però mal si concilierebbe col fatto che vi sono anche figure maschili.
Per i fautori della teoria sugli antichi astronauti, così come per alcuni ufologi, queste sarebbero l'effigie di entità extraterrestri.
In merito a queste due ipotesi Collins si definisce scettico, tuttavia in favore della seconda ipotesi si sarebbe schierato il dottor Arthur David Horn, un ex professore di antropologia biologica della "Colorado State University" di Fort Collins (USA) e specializzato in Ecologia dei Primati non-umani ed evoluzione umana.
L'aspetto sorprendente del dottor Horn è dato dal fatto che un professore con un tale bagaglio scientifico sia giunto alla conclusione che l'evoluzione Darwiniana non solo non sia valida ma che le origini stesse dell'umanità siano riconducibili all'intervento genetico, in un lontano passato, di diverse specie extraterresti.
Horn, un tempo sostenitore della teoria darwinista dell'evoluzione umana, è autore di una dettagliata ricerca esposta nel suo pregevole volume "Humanity's Extraterrestrial Origins: ET Influences on Humankind's Biological and Cultural Evolution". Ricerche che hanno portato lo studioso americano a convincersi che la razza umana sia stata selezionata da razze extraterrestri, ognuna con la rispettiva agenda, tra cui quella che i testi sumeri chiamano Anunnaki e che sarebbero riconducibili a una stirpe rettiliana.
Onde evitare ulteriori divagazioni, visto il contesto di questo dossier, mi riservo di affrontare, avendo copia del testo, il lavoro di Rom in altra sede.
Volendo fare ulteriori considerazioni rispetto alle informazioni finora esposte, risulta alquanto evidente come l'umanità sia stata fuorviata non solo sul suo passato e sulla sua stessa genesi ma anche sull'effettiva natura di certe entità e manifestazioni "divine".
Conclusione che lo stesso Collins trae sapientemente nel suo saggio asserendo come si sia ricevuta un'immagine di storta della nostra antica eredità a causa dell'inganno perpetrato non solo dal mondo accademico ma dalle stesse istituzioni religiose.
«I nostri capi religiosi - asserisce Collins - ci hanno spiegato che conoscenza e saggezza sono di origine esclusivamente divina, e che sono state rivelate all'umanità da esseri soprannaturali che trasgredirono alle leggi celesti. L'atto di ricevere conoscenza e saggezza da questi esseri soprannaturali - che si chiamino Angra Mainyu, Diavolo, Serpente, angeli caduti, daeva o quant'altro - è considerato il peccato originale e, a causa di questa disobbedienza, l'umanità possiede un'innata tendenza alla corruzione e al male. Furono queste tendenze a spingere l'umanità a fondare la civiltà. Questo è il credo fondamentale di molte religioni occidentali, ivi compresi il cristianesimo, l'islamismo, il giudaismo e, ovviamente, lo zoroastrismo, che hanno tutte perseguitato chi osava mettere in dubbio la loro autorità in materia. I miti associati a questi esseri soprannaturali sembrano non essere altro che ricordi stravolti del modo in cui i superstiti di una precedente civiltà evoluta trasmisero le loro capacità e conoscenze ai nostri antenati. Se è così, non stiamo parlando né di divino né di soprannaturale, ma di esseri in carne e ossa che comunicano direttamente con il genere umano [...] Se inizialmente erano visti come maestri del genere umano straordinariamente progrediti, come quelli incontrati da Enoc nella sua visita ai sette cieli, ben presto degenerarono da angeli della luce in paurosi diavoli e demoni dell'oltretomba. Ben pochi si sono resi conto che la civiltà ha le sue radici nelle ceneri degli angeli, e solo testi religiosi come il Libro di Enoc hanno conservato la memoria, distorta, dei primi scambi tra questa razza e il genere umano. Alcuni individui illuminati, però, sono riusciti a cogliere l'importanza che questa antica cultura ebbe nel modellare il destino dell'umanità. Anche se potevano leggere le loro informazioni solo attraverso la propria ottica confusa sulla storia del mondo. Ma già in questa fase primitiva dello sviluppo della religione ci furono anche quelli che si accorsero di quanto sarebbe stata pericolosa una conoscenza del genere, se fosse stata trasmessa a un pubblico molto più vasto. Se gli uomini avessero pensato che la civiltà era nata da un sapere concesso all'umanità non da Dio ma da serpenti che camminano e angeli caduti, la cosa avrebbe minato le basi stesse di una società stabile costruita sulla paura religiosa. Di conseguenza, coloro che insegnavano simili dottrine andavano trattati non solo come mentitori ma come adora tori del Maligno.
Inoltre, per soffocare queste credenze, gli eretici andavano denunciati pubblicamente e poi messi a morte, per dare un esempio che scoraggiasse gli altri dall'adottare simili idee empie. Lo zoroastrismo fu forse una delle prime religioni a istigare questa pratica feroce.
Fu seguito dagli Ebrei, dai Cristiani e dai Musulmani. Non solo queste religioni condannavano gli "eretici" perché credevano alla Menzogna, ma si adoperarono perché ogni testo antico che alludesse a simili questioni venisse immediatamente tolto dalla circolazione. È del tutto naturale che questa posizione dogmatica sul sapere proibito richiami l'attenzione dei curiosi. Forse è questo il motivo per cui molti culti gnostici del cristianesimo primitivo, come gli ofiti, adottarono il Serpente dell'Eden come simbolo della divinità. Fino a che punto questi gruppi sapessero della caduta dei Vigilanti è difficile determinarlo, anche se il Libro di Enoc circolava senza dubbio liberamente in questo periodo.»
L'ANGELO SEMEYAZA E LA CAPPELLA DI ROSSLYN
Fortunatamente ci fu un personaggio come William St. Clair che sembrò aver compreso affondo il compito eseguito dagli angeli caduti.
St. Clair (divenuto poi Sinclair) fu colui che edificò la Cappella di Rosslyn, la celeberrima chiesa collegiale scozzese sita nei pressi di Edimburgo e risalente alla fine del quindicesimo secolo.
La cappella di Rosslyn, da molti ritenuta una sorta di "enciclopedia di pietra" del sapere esoterico, sembra essere stata progettata proprio col fine di custodire e trasmettere nei secoli Un importante segreto o conoscenza.
Del resto secondo la lingua gaelica, usata anticamente dai Celti e poi dagli Scozzesi, la parola "Rosslyn" significherebbe "antica conoscenza tramandata di generazione in generazione".
L'interno della Cappella, così come l'esterno, è costellato di numerose immagini scolpite e da bassorilievi; oltre a temi esoterico-religiosi vi sono elementi ftoreali, frutti, piante e rampicanti che sembrano fuoriuscire dalla bocca dei cosiddetti Uomini Verdi.
Andrew Sinclair, autore del testo "The Sword and Grail", ritiene l'edificio una sorta di erboristeria in pietra, una replica del paradisiaco giardino dell'Eden; ipotesi che troverebbe una conferma nello stemma araldico della famiglia St. Clair, una croce dentellata a linee curve, che oltre a essere l'emblema della Vera e Viva Croce di Cristo rappresenterebbe pure i quattro fiumi del Paradiso terrestre.
Per gli studiosi inglesi Crhistopher Knight e Robert Lomas, autori del celebre volume "La chiave di Hiram", la pianta della Cappella di Rosslyn corrisponderebbe a quella del Tempio di Erode, realizzato ai tempi di Gesù Cristo sul monte Moria nella città di Gerusalemme laddove, 3000 anni prima, venne costruito il Tempio di Salomone.
Le due colonne presenti nella Cappella avrebbero la stessa collocazione delle colonne principali Boaz e Jachim del Tempio di Erode mentre la struttura sovrastante il pianterreno riporta una rappresentazione della "Gerusalemme Celeste".
Inoltre, i due studiosi sostengono la tesi che nelle fondamenta della Cappella di Rosslyn sarebbero celati alcuni manoscritti, appartenuti alla comunità essena di Qumran, che riguarderebbero la dottrina cristiana.
La Cappella di Rosslyn presenta anche ulteriori temi misteriosi tra le sue sculture come, per esempio, le diverse statue di angeli. Alcuni, che presentano una croce sulla testa, sembrano arcangeli mentre tra quelli che reggono i plinti in pietra nel retro della cappella vi sono degli angeli alati di diverso tipo; sono coperti di piume o di pelo e ognuno fa un segno differente con le mani.
Le loro pose, ci rammenta Collins, sembrano evocare i segni segreti dei Massoni, suggerendo che le figure possano essere interpretate come gli angeli ribelli che rivelano i segreti celesti all'umanità.
Una di queste figure angeliche risulta essere legata a testa in giù e presenta sul suo corpo una catena o una sorta di collana di perle, queste ultime rappresentanti forse le perle di saggezza donate agli uomini dagli angeli caduti.
Le caratteristiche simboliche di questa figura riconducono senza alcun dubbio all'angelo ribelle Semeyaza, legato e appeso capovolto per l'eternità nella costellazione di Orione, quale punizione per aver consentito la "caduta" degli angeli.
Una scultura, quella di Semeyaza, probabilmente unica in tutta Europa e che lascerebbe presagire l'effettiva conoscenza, da parte della famiglia St. Clair, del reale significato degli angeli caduti.
«I St. Clair - afferma Collins - furono i custodi ereditari della Massoneria di rito scozzese, delle sue origini durante il regno di Robert Bruce nel quattordicesimo secolo fino alla prima libera elezione di un Gran Maestro nel diciottesimo secolo.
Fu in questo ambiente che James Bruce di Kinnaird divenne un eminente massone, prima di imbarcarsi nel 1768 nei suoi famosi viaggi in Etiopia alla ricerca del Libro di Enoc. Questo scozzese era dunque influenzato dalle conoscenze dei St. Clair sugli angeli caduti e sul ruolo di Enoc e di Noè nella trasmissione della saggezza celeste? Ritengo che la risposta debba essere affermativa, e credo molto probabile che, non fosse stato per l'intuito dei St. Clair in questa delicata questione, il mondo sarebbe stato privato del Libro di Enoc per molti e molti anni.»
In merito agli "angeli caduti" e alla costellazione di Orione appare interessante quanto riportato da Raymond Drake nel suo volume "La Bibbia e gli extraterrestri" nel capitolo intitolato "Figli degli Dèi" dove viene riportata una citazione tratta da Giobbe (38,31): "Annodi tu i legami delle Pleiadi, oppure i vincoli d'Orione tu disciogli?"
«La data di composizione - afferma Drake - dello splendido poema di Giobbe non è nota; gli studiosi pensano che la stesura originale sia molto antica, persino più antica della Genesi; quell'allusione alle Pleiadi e a Orione si riferisce a un'era remota della civiltà, probabilmente ad Atlantide o anche a Lemuria. Alcione, la più luminosa delle Sette Sorelle della Pleiadi, era considerata dagli antichi come il punto centrale attorno al quale ruotava l'universo delle stelle fisse, il fuoco dal quale e verso il quale l'afflato divino del movimento opera nel nostro attuale arco spazio-temporale. I Caldei chiamavano le Pleiadi "Chimah" che voleva dire "perno". In tutto il mondo dalla Malacca alla Costa d'Oro, dalla Gran Bretagna all'Australia, le genti hanno studiato le Pleiadi; non è noto come abbiano potuto osservare le sette stelle senza l'aiuto di un potente telescopio; i Greci sapevano dell'esistenza di sette stelle che loro chiamavano con i nomi delle sette figlie di Atlante eppure non ne avrebbero potuto vedere che sei. Da chi ottennero quelle conoscenze astronomiche se non dagli Atlantidi ovvero dagli spaziali? Le leggende occulte associano le Pleiadi e Orione, noto agli Ebrei come "Kesil", il "Forte", al Diluvio Universale che distrusse Atlantide. La perdita delle bende di Orione voleva significare una distorsione della gravitazione che causò i cataclismi che afflissero la Terra? Giobbe nel cap. 38, verso 13, chiede: "Hai tu insegnato ad afferrare i lembi della Terra e a scuotere la Stella del Cane dal suo posto?". Lo spostamento di Sirio, sacra agli Egiziani, ci ricorda quei sacerdoti che dissero a Erodoto che l'asse della Terra s'era spostato notevolmente quattro volte, due volte il Sole era sorto a Occidente, come confermarono Ovidio (Ovidio Publio Nasone: "Tristis Il") e Seneca (Thyestes).»
Quanto appena riportato offre lo spunto per citare un curioso retroscena legato agli interessi coltivati da Papa Paolo VI (Giovanni Battista Montini) durante il suo pontificato e riportato nel volume: "Dentro il Vaticano. Storia segreta del pontificato di Giovanni Montini, Albino Luciani e Karol Wojtyla", Pironti Editore 1989.
Nel testo, scritto da Gordon Thomas (giornalista britannico specializzato in materia d'intelligence a livello internazionale) e Max Morgan-Witts (produttore televisivo inglese) emerge come regolarmente Paolo VI fosse solito visitare l'Osservatorio Vaticano di Castel Gandolfo per scrutare tramite il suo telescopio alcune stelle tra le centinaia di miliardi del firmamento.
«Se ne stava là - scrivono gli autori - a esplorare la Cintura di Orione e Sirio, la stella della costellazione del Cane maggiore, la più splendente di tutte, con la sua accecante luce bianca che va a formare il tratto terminale della Cintura. Quando la notte era particolarmente limpida e i suoi occhi non erano affaticati, cercava di localizzare Aldebaran, della costellazione del Toro, e oltre i piccoli raggruppamenti di stelle conosciute come le Pleiadi. Quindi, spostando il telescopio verso occidente, individuava i Gemelli, Castore e Polluce, tanto lontani nello spazio infinito. C'era, poi, Andromeda, una galassia molto simile alla Via Lattea. Gli astronomi gesuiti, all'incirca una dozzina, che lavoravano nell'Osservatorio, dapprima lo incuriosivano con l'idea che ci fossero miliardi di stelle nella nebulosa di Andromeda e poi lo stimolavano con l'ipotesi che una di esse poteva essere - se il calcolo delle probabilità significa qualcosa - un pianeta come la Terra, forse perfino abitato da persone non dissimili dai terrestri. Egli ascoltava estasiato - col sospetto che essi fossero consapevoli di ciò - mentre gli svelavano il segreto delle galassie: erano degli esperti e sapevano come suscitare e tener desta la sua curiosità.»
Quanto finora esposto non deve indurci a trarre rapide conclusioni in una determinata direzione piuttosto che in un'altra, anche perché il quadro qui delineato è ben lungi dall'essere completo e potrebbe celare altri retroscena e presunte inquietanti verità.
Ecco perché voglio ribadire che non bisogna incorrere nella fallace e a mio avviso fuorviante valutazione o deduzione che: se è vero che l'umanità ha ottenuto il dono della civiltà perché incapace di civilizzarsi e nel corso della storia avrebbe necessitato dell'occulta "guida" di entità extraterrestri ora che il genere umano ha stravolto tutto irreparabilmente, l'unica soluzione di salvezza auspicabile è nell'attendere il loro ritorno per riordinare la situazione e il mondo intero; una vera è propria escatologia in chiave aliena.
Un aspetto quest'ultimo tanto caro a quelle frange cultiste e contattiste dell'ufologia che, come già è stato evidenziato in passato da alcuni perspicaci ufologi, non va sottovalutato.
Già nel 1979 Jacques Vallée scrisse nel suo volume "Messengers of Deception":
«Il gruppo di persone che per primo riuscirà a imbrigliare la paura delle forze cosmiche e le emozioni che circondano il contatto con gli UFO a una finalità politica sarà in grado di esercitare un incredibile ricatto spirituale.»
Inoltre sempre nello stesso volume Vallée ribadì che:
«La propaganda dei contattati mina l'immagine degli esseri umani come padroni del proprio destino [...] Le filosofie dei contattati spesso includono la fede in razze superiori e in sistemi totalitari che eliminerebbero la democrazia.»
Un aspetto quest'ultimo che personalmente reputo basilare in quanto credo che in un contatto con intelligenze aliene debba esserci una parte di democrazia; non ritengo possibile agire solo credendo, perché ciò darebbe luogo a un probabile nuovo sistema di fede.
Ammesso che corrisponda all'effettiva verità che il nostro mondo in passato fu colonizzato e la stessa umanità civilizzata se non addirittura "creata" oggi, come in futuro, il genere umano dovrà esigere e perseguire la propria indipendenza.
Pertanto non dovrà accogliere tali entità in modo tale da restarne ammaliata o ignorante ma, per quanto possa sembrare presuntuoso, da una preferibile e auspicabile posizione paritetica. In caso contrario, nel bene o nel male, l'indipendenza della razza umana diverrà una nuova dipendenza (anche se non religiosa, politica ecc.) e il libero arbitrio seriamente compromesso così come la libertà, la cui chiave, a mio modesto avviso, è la responsabilità personale.
Responsabilità che va usata con sapienza e che reputo essere la vera libertà, quella dell'uomo saggio e consapevole (colui che conosce se stesso) che, senza il rischio di apparire blasfemi, va considerata una legge divina. Essa spazia al di sopra di tutte le leggi umane e di tutte le obbligazioni convenzionali di qualsiasi culto.
È verso questa superiore indipendenza che l'essere umano deve procedere attraverso le difficoltà del progresso evolutivo, perché com'è stato indicato da qualcuno è questo il reale enigma del Grande Arcano: "Eritis sicut dii scientes bonum et malum".
© Copyright 2000-2009 Cristoforo Barbato
















